Periodico saltuario illustrato di intrattenimento ispirato a fatti realmente accaduti, al cubo. Ma anche a me.
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Nato piccolo (e mai diventato altissimo), maturato presto, sto recuperando la mia adolescenza poco alla volta.
Apo(ko)lokyntosis
Bianca come Eroina
ControKarma
Daniele Luttazzi
Elio e le Storie Tese
Eta
Fracido
Half Moon
Il Deframmentatore di Merendine
La baia du Nin?
Moi, le premier
Paranoia Zaru
Perché continui a scrivere dialoghi?
Qualcosa del genere
Sydrojé
Thè Coffee
You gotta suck my rock
Zero²
Sono stati qui *loading* giocatori
...perché vede, dottore, ultimamente anche questa faccenda del blog mi dà parecchio da pensare. Non riesco ad aggiornare senza chiedermi se ne valga veramente la pena. Ho come l'impressione di dire cose inutili, di cui non interessa nulla a ness... Dottore... Dottore?
È periodo di cambiamenti.
Conosco gente che, in questo momento, sta cambiando stato o città o università o facoltà o scuola o lavoro o contratto di lavoro.
Quasi mi dispiace rimanere sempre qui e sempre uguale a me stesso. Si accettano suggerimenti.
(Tra l'altro, non mi è ancora tornata la voglia di scrivere...)
Strada di campagna con albero.
È sera.
Estragone, seduto per terra, sta cercando di togliersi una scarpa. Vi si accanisce con ambo le mani, sbuffando. Si ferma stremato, prende fiato, ricomincia daccapo.
Entra Vladimiro. Si accovaccia a fianco di Estragone.
Sei sicuro che ti abbia detto qui?
Sì, ne sono certo.
Non siamo noi che dobbiamo andare da lui?
Ci avrebbe avvertito.
Ci avrebbe avvisato.
Ci avrebbe contattato.
Ci avrebbe avvisato.
Silenzio.
Sarebbe meglio se non venisse.
Piantala.
Io e te potremmo continuare a fare quello che stavamo facendo.
Non facevamo nulla.
Ma lo facevamo bene.
Ed eravamo io e te, da soli.
Sì, soli. Ma insieme.
Vladimiro si toglie il cappello. Ci passa la mano dentro, lo scuote, lo osserva. Lo porta al naso come per annusarlo, poi d'improvviso lo allontana da sé spaventato. Si riavvicina furtivo e lo indossa. Torna da Estragone.
Tutta questa attesa mi snerva.
Perché non abbiamo niente da fare.
Dovremmo ingannare il tempo.
Magari raccontando una storia.
O cantando una canzone.
Silenzio. Estragone guarda Vladimiro per incitarlo a cominciare a cantare.
Non me ne ricordo.
Nemmeno una?
Nemmeno mezza.
Silenzio.
Non capisco perché dobbiamo proprio rimanere. Andiamocene.
Non si può.
Perché?
Aspettiamo Godot.
Già, è vero.
Estragone si guarda attorno circospetto. Estrae di tasca un foglio di carta e comincia a metterselo in capo, per ripararsi dal sole, senza risultati. Cava di tasca anche una carota, la conficca nel foglio e se ne serve come ombrellino.
Almeno, spostiamoci di qui.
Mi sembra una buona idea.
Mettiamoci all'ombra.
Al fresco.
All'ombra.
Non si muovono.
Estragone mangia la carota. Finita la carota addenta il foglio, ma fa una smorfia disgustata, lo appallottola e lo lancia lontano da sé.
E se non venisse?
Non verrebbe.
Estragone gesticola in maniera poco chiara, assume atteggiamenti pensierosi per poi abbandonarli di colpo. Improvvisamente, Vladimiro si volta verso l'albero, osserva la chioma e comincia a parlare.
Non credo di volerlo.
Volerlo aspettare?
Volerlo vedere.
Volerlo volere?
Poterlo volere.
Doverlo volere?
Poter doverlo vedere.
Doverlo vedere?
Anche.
Silenzio.
Secondo me, tutto sommato ti piace.
Cosa?
Volere poter doverlo vedere.
Fammici pensare.
Vladimiro si osserva la scarpa e se la leva. Osserva la scarpa di Estragone, gliela toglie con facilità e la indossa la posto della sua.
Allora?
Forse.
Silenzio.
Ho paura.
Di cosa?
Di vedere.
Di toccare.
Di sapere.
Di parlare.
Di morire.
Di sparire.
Di decidere.
Hai vinto tu.
Lungo silenzio.
Non sarebbe stato meglio non sapere?
Forse.
Viaggiare, giorno per giorno, senza una meta precisa.
Senza una destinazione.
Soli, io e te, con una stella.
Da ammirare.
Da seguire.
Da guardare.
Da seguire.
Da guardare e non toccare.
Da seguire.
E qui sbagli.
Perché?
A furia di seguirla, prima o poi si cerca anche di raggiungerla.
Con scarsi risultati.
Dipende.
Da cosa?
Dalle intenzioni. La mia era quella di avvicinarmi. (pausa) Ho paura.
Di sbagliarmi.
Di bruciarmi.
Estragone guarda fisso negli occhi Vladimiro.
Abbracciami.
No, è venerdì.
Lungo silenzio.
Posso chiederti una cosa?
Dimmi.
Secondo te, perché continua a scrivere dialoghi?
Perché non è ancora riuscito a parlarne con lui.
Con chi?
Con Godot.
Già, è vero. E la cantatrice calva?
Si pettina sempre allo stesso modo, ma quello era Ionesco.
Assurdo.
Sipario.
Sono una persona completamente priva di tic fisici. Ciò non mi esime dall'avere o dallo sviluppare alcuni tic verbali, piccole peculiarità che spesso dipendono da gente che frequento, modi di dire che sento o personaggi televisivi barra radiofonici.
Il tic che ultimamente mi è preso è "Molto bene".
Me ne sono appropriato una volta che lo stesso è stato sviluppato da Camilla*, la stessa divulgatrice di "Suuut...!" - abbreviazione di "Sigütum?!**", nel duplice significato di "Ancora?" (interrogativo) o "Basta!" (esclamativo), ad indicare la fine del livello di sopportazione riguardo a un determinato fattore.
* Alla quale pago un sacco per i diritti d'autore.
** Propriamente, "Continuiamo?!".
"Molto bene" ricopre una più vasta gamma di sentimenti umani, dai più semplici ai più complessi, tant'è che se ne possono dare almeno sei interpretazioni diverse . Vedrò di presentarle e di dare almeno un opportuno esempio per ciascuna di esse. Se poi ce ne fossero altre che dimentico, o se qualche interpretazione fosse scorretta, prego Camilla di correggermi pure.
• "Molto bene" nel senso di "Mi fa piacere": esprime propriamente gioia e contentezza, ed è pronunciato con trasporto.
• "Molto bene" nel senso di "Mi dispiace": rammarico elaborato e sublimato, con una punta di stupore, generalmente preceduto da un sospiretto.
• "Molto bene" nel senso di "Che ridere": preceduto da una sottile risatina - talmente sottile che a volte non si sente.
• "Molto bene" nel senso di "Meno male": una nota di sollievo, con un sorriso sincero.
• "Molto bene" nel senso di "Oh, cazzo": un brivido di panico, pronunciato con occhi sbarrati e lo stupore di chi viene colto di sorpresa.
• "Molto bene" nel senso di "Vaffanculo": insulto più o meno velato all'interlocutore.
Esempi applicativi
Contesto: visita guidata al CERN. Lungo il percorso per i visitatori capita sovente di trovare porte arancioni sbarrate che impediscono l'accesso ai più. D'altra parte, l'enorme magnete toroidale ci impediva di vedere dalla passerella del percorso "scolaresche" come fosse fatto l'interno della camera di rilevazione, interno visibile dalla passatoia riservata agli addetti ai lavori. Ogni tanto si trova una guida comprensiva e ragionevole.
- Sì, qui c'è il cartello "Vietato l'accesso alle visite", però... Col professore nel vostro gruppo... Facciamo così, seguitemi a gruppi di tre e finché non ci beccano andiamo avanti.
- Molto bene.
Contesto: un amico mi contatta perché ci vediamo al più presto (subordinata finale). So che è in un periodo difficile, sentimentalmente parlando, e ha bisogno di sfogarsi. Non mi dice apertamente e subito quale sia la causa di tutto ciò (anche se un'idea ce l'ho), percui glielo chiedo nonappena lo vedo.
- Cos'è successo?
- Quello che puoi benissimo immaginare.
- Molto bene (pronunciato mentalmente, tra me e me, per non sembrare irrispettoso).
Contesto: corridoio di facoltà. Non vedo sempre di buon occhio chi cerca di attaccare bottone al distributore del caffè, e talvolta ho dei comportamenti discostanti dal mio standard. Talvolta osservatori esterni stupiti da questo mio lato oscuro me lo fanno notare...
- Ehi, mi è piaciuto il modo in cui sei riuscito a dribblare Pingu*.
- Sì? Non me ne sono neanche accorto. Com'è successo?
- Niente, è venuto, ti si è avvicinato, ti ha chiesto qualcosa ma non ha attirato la tua attenzione.
- Ah... Cos'è, gli ho detto: "Già..." e me ne sono andato?
- Proprio così.
- Molto bene.
* Mezzo secchione, mezzo rompiballe. Per la precisione, la metà peggiore di entrambi. Il soprannome è dovuto alla somiglianza fisica con Danny DeVito in "Batman".
Contesto: preparazione di un esame pesante. Molto pesante. Confronto con altri compagni di corso per sapere qualche informazione ulteriore.
-Tu fino a dove sei arrivato a studiare?
- Eh, ho fatto i primi sei capitoli, devo fare quelli dal sette all'undici.
- Guarda che dal sette al dieci non sono in programma, non devi studiarli.
- Molto bene.
Contesto: chiacchiere famigliari con mamma. La rendo edotta del fatto che, ok, la famiglia per me è un valore importante, ma ogni tanto preferirei uscire anche con qualche amico.
- Oh, ma è possibile che tutte le settimane si finisca a festeggiare un qualche compleanno con le zie? Tre settimane fa compivo gli anni io ed è venuta la sorella maggiore di papà, due settimane fa la sorella minore - che sette giorni prima non era riuscita ad essere presente - e stasera siamo dalla cugina che fatto 19 anni giovedì*. Non è che, adesso, tutti i sabati ce n'è una, vero?
- Più o meno. Sabato prossimo siamo tutti là per il compleanno di tuo cugino.
- Molto bene.
* Suuut compleanni! (vedi sopra)
Contesto: la Legge, gioco alcolico in cui un componente del gruppo, a sorte, propone chi deve bere la bottiglia in palio ogni turno (divisa in tre bicchieri più un cagone, ossia ciò che resta sul fondo), e un altro decide se la proposta è accettabile e, nel caso non lo fosse, attua irrevocabilmente la sua legge. Non è automatico che chi propone abbia sempre una gran voglia di bere, soprattutto se siamo oltre il ventesimo giro (leggi: oltre la ventesima bottiglia).
- Dunque, io direi... diamo un bicchiere a lui, uno all'altro, uno a quello lì e il cagone per te. Ti va?
- No, facciamo così: uno a lui, uno all'altro, e tu ti prendi il terzo bicchiere e il cagone.
- Molto bene.
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