(Cæsar's Palace)³

Periodico saltuario illustrato di intrattenimento ispirato a fatti realmente accaduti, al cubo. Ma anche a me.

Eccomi

Utente: MrCaesar
Nato piccolo (e mai diventato altissimo), maturato presto, sto recuperando la mia adolescenza poco alla volta.

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Porte girevoli

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domenica, 23 dicembre 2007
Sette chili in sette giorni - o quasi. "Quasi sette chili", non "quasi sette giorni"...

Due settimane fa mi sono accorto di essere sottopeso. O meglio, mi sentivo sottopeso dopo aver visto che la mia massa corporea era notevolmente diminuita rispetto all'anno scorso. Cercate di capirmi, già nelle mie condizioni normali oscillo sul confine tra le due e le tre dimensioni...

Voplevo recuperare qualcuno degli etti perduti. La prima ipotesi è stata quella di trasferirmi nel centro cure all'ingrasso del dottor Schwarzwalden, una clinica sulle Alpi svizzere nella quale i pazienti sottopeso vengono inchiodati per i piedi su assi di legno e imbottiti di pastone con degli imbuti, come si fa per le oche del foie gras. Ho deciso di rinunciare quando ho trovato sugli scaffali di una gastronomia una confezione di "Pâté Schwarzwalden".

Ho scelto quindi la strada della fiducia e dell'affetto e della compassione dei miei simili. Ho esposto il problema a chi mi sta più vicino e mi conosce, chiedendogli una possibile soluzione. Non ho tardato ad essere accontentato. Il problema è che, ora, sono entrato in una spirale di cibo dalla quale non riesco più ad uscire.

Domenica 16. Festeggiamo il compleanno di zia, con una merenda-cena a casa sua. L'idea originale di "merenda-cena" è quella di una serie di stuzzichini (merenda) proposta in un orario da tardo pomeriggio (cena); l'interpretazione della zia è quella di un abbondante pasto completo (cena) servita in un orario anticipato rispetto al solito (merenda). Percui, si comincia con gli antipasti alle sei e venti e si finisce con una torta verso le nove. Il tutto condito da "Oh, non dirmi che sei già sazio... non fare complimenti", che per il sottoscritto sono vincoli molto più cogenti di un imbuto in collegamento diretto con l'esofago.

Lunedì 17. Cena con il collegio. La tradizionale festa di Natale col rettore. Il cibo era praticamente obbligatorio, poteva servire per "fare il fondo", ovvero offrire un possibile appiglio solido a tutti i liquidi che sarebbero stati ingurgitati; chiaramente, l'insieme dei liquidi disponibili non prevedeva analcolici*. Hai voglia a mandare giù lasagne, vitello tonnato e panettone per contrastare gli effetti malefici di barbera, nero d'avola e moscato...

* Vittorio ha ancora presenti gli effetti che l'ubriachezza molesta può fare, anche a terzi. Egli stesso è stato vittima di violenza sessuale, nell'atrio del collegio, da parte di energumeni che gli hanno sfilato calzoni e mutante nell'ilarità generale**.
** State ridendo? Beh, sappiate che non era una battuta...

Martedì 18. Cena in pizzeria. (Si potrà premettere l'aperitivo a base di birra, patatine e bruschette?) Qui, «più che l'onor, poté il digiuno»*, difatti la ricchezza della pizza è stata logica conseguenza della consegna della stessa in un orario poco ortodosso. Al tavolo accanto, due Ortodossi si stavano chiedendo cosa ci volesse a portare la pizza in tempi cristiani. Fatto sta che, per me, cenare dopo le dieci non è ammissibile: ho dovuto aspettare di essere a casa di Andrea per sedare il mio appetito con pistacchi, panettone e cazzotti. (Comincia il processo di assuefazione al cibo.)

* Dante, Inferno XXXIII 75, mette queste parole in bocca (insieme ai capelli del dirimpettaio) al conte Ugolino, fondatore ufficiale del club "A noi ci piace il cervelletto, specie con capperi in salsetta agra**".
** Se vi interessa la ricetta, ditemelo. Vedrò di pubblicarla.

Mercoledì 19. Non pervenuto. Non nel senso che non mi è pervenuto cibo, non sarei qui a parlarvi altrimenti. Forse ne ho assunto meno di quanto ne avevo preso nei giorni prima, e ciò mi ha causato qualch scompenso. Vittorio mi ha sorpreso, durante la notte, mentre prendevo le misure per vedere se il suo piede destro entrasse, insieme alle due fette di pane che aveva intorno, nel tostapane. Si era svegliato mentre gli cospargevo l'alluce di ketchup.

Giovedì 20 - non disputato per coma. Sono andato in astinenza. Coma infestato da sogni in cui enormi würstel vomitanti senape mi inseguivano brandendo salsicce e roteando spaghetti come fossero lazos per catturarmi, frustarmi con rametti di prezzemolo e erba cipollina e legarmi a uno spiedo dopo avermi imbevuto in una soluzione colloidale di salsa di soia e sciroppo d'acero.

Venerdì 21. Mi riprendo appena in tempo per uscire a cena con i miei, amici dei miei (e conseguenti figli degli amici dei miei) e amici degli amici dei miei* (e inevitabili figli degli amici degli amici dei miei**). In trattoria. Qui, il trucco è sempre lo stesso: sedersi di fianco alla sorella inappetente. "Ehm, mamma, lei dice che qui, il contorno non le piace troppo, chiede se può avere delle patate... eh, fai una porzione abbondante, al limite ci sono qui io...", "Come dici, tutta l'oca al forno è troppa per te? Vediamo se riesco a darti una mano...". Il risultato totale è quantificabile in un antipasto, un primo, due secondi, un contorno (non mio - le sopracitate patate) e un dolce, annaffiato . Appena fuori, la Madonna mi ha indicato la strada di casa, in un allegro quadretto di cherubini col girarrosto e serafini che ostendevano un arazzo dell'ultima cena, in cui Cristo spezza il pane e fa scarpetta.

* Con cui mi sono potuto cimentare nel mio gioco preferito, "Dimostra meno anni di quanti ne hai":
"Allora, Cesare... che classe fai?"
"Oh, seconda. Sono al secondo anno di università".
"Ah...". Pausa imbarazzatissima, guarda il piatto in silenzio.

** Coi quali si suppone che tu possa benissimo socializzare, nonostante abbiano la stessa verve di un opossum impagliato.
"Piacere, Cesare. Tu sei...?"
"Sì."

Sabato 22. Cena di Natale con il reparto. Scout. Il che si traduce in "Mangiato poco e discretamente". A scanso di equivoci, lo dico una volta per tutte: no, l'equivalente di un piatto di pasta, nonostante sia proposto con due sughi differenti, non sazia. E nemmeno la successiva fetta di pandoro che, oltretutto, non era nemmeno affogato in nessuna crema o copertura ipercalorica (vedi alla voce mascarpone, nutella, strutto...). Così, non visto, mi sono portato nel magazzino del materiale, e ho cercato di sedare la mia fame cospargendo il pandoro con la cera di una torcia antivento. Mi hanno bloccato qualche minuto più tardi mentre cercavo di colpire un gatto con un'accetta nell'ipotesi di poterlo fare alla brace, gridando: "Tanto, gatto o coniglio, il sapore è uguale". Forse è stato lì che mi sono accorto di avere un problema.

Percui, amici miei, ditemi se stasera si esce per andare a mangiare da qualche parte... ditemelo, altrimenti rischio di morire di fame... Non so se riuscirò a resistere fino a lunedì sera per partecipare al lauto cenone della vigilia dalla zia (la stessa della merenda-cena*), o al pranzo di Natale in casa mia... aiutatemi...

* Se quella era una serie di stuzzichini, quindi, immaginatevi cosa sarà il cenone.

Quest'anno, per partito preso, non farò alcun post di Natale. Né di Babbo Natale. Babbo + Natale = Banale. Né di Auguri di Natale. Vi risparmio la somma.
Quindi, ne approfitto per fare gli auguri adesso? Auguri. Se li volete.

Gioca con noi...: MrCaesar a 16:34 | link | commenti |Mi piace
cucina

domenica, 13 maggio 2007
Senza un rimario è stata difficile (ma ho trovato un surrogato...)

Cena a casa di Andrea. Fine gourmet, per festeggiare il santo patrono della sua natìa Vieste ci invita chez lui (che in francese si pronuncia scé lüì e in italiano significa "a casa sua") a godere di una cena che vanta come piatto di spicco le sue melanzane ripiene. Buone, non c'è nulla da eccepire (io stesso mi sono leccato i baffi - all'epoca li avevo ancora... e l'epoca è l'altro ieri). Nulla da eccepire tranne la dose ed il peso specifico. Per quelli che masticano un po' di fisica parlo di densità prossime a quelle della materia allo stato plasmatico, per chi mastica chewingum posso dire che un cm³ di melanzana pesava all'incirca un etto e mezzo. Ecco, data la densità, la dose pro capite era la metà di una melanzana da una ventina di centimetri; fate le vostre proporzioni. Forse sono io a non avere uno stomaco troppo capiente o troppo allenato, però mi è sembrato che anche altra gente facesse fatica a portare a termine il proprio piatto senza crollare tra gli spasmi o mettersi a giocare coi resti con infantile ardore (e candore).

Però posso, io, culinariamente estromesso dal Gotha dell'alta ristorazione, mettermi a parlare così impunemente degli affascinanti segreti di un mondo a cui a me è proibito non solo avvicinarmi ma anche nominarlo indirettamente tramite metafore? Certo che no. Allora vi lascio a una simpatica parodia. L'idea originale per il pezzo seguente viene da un simpatico inserto pugliese in un dialogo in italiano, che riporto. Il dialogo, eh, non l'italiano.

Andrea: «Eh, se poi Mara ha fame le lasciamo una mezza marangia...»
Io: «Una che?»
Andrea: «Come, "che"? La marangia
Io: «In un idioma italico...?»
Andrea: «Marangia... la melanzana
Io: «Ah, detta come l'avevi detta prima sembrava il singolo di Silvestri...»

Percui, ispirato dalle melanzane ripiene, ho prodotto qualcosa di veramente notevole. Poi, uscito dal bagno, ho composto questa.

La Marangia
Liriche di C.M.L. (con la partecipazione di P.P.)
(sulle note del brano «La Paranza» di Daniele Silvestri)

Volevo far l’arrosto con la lonza
Ma non ce l’ho, pazienza
E per la cena devo fare senza.
M’arrangerò con ciò che c’ho in credenza
E friggo una marangia… marangia… marangia…

La marangia è una pietanza
Concepita dopo una possente sbronza
Per chi è senza reticenza,
Altrimenti prenotate un’ambulanza.
La pietanza
Ricca e densa
Ha il carattere davvero di una stronza:
sembra innocua all’apparenza
ma nasconde molto bene la possanza.

Svuota la melanzana per la mescolanza
Con pan grattato e uovo in base all’occorrenza,
Con del formaggio (e latte se c’è l’esigenza);
riempila e friggi solo la sua escrescenza.
E poi ci vuole pomodoro e anche pazienza
Metti in forno se è a temperatura incandescenza…
Ora puoi uscire ed aerare un po’ la stanza
E preparar la gola per la marangia.

La marangia è una pietangia
Che la mangi e sembri in gravidangia;
C’è sostangia
In abbondangia:
Con un boccone già ti riempie la pangia.

È consigliabile l’aver molta appetenza,
Fare più brindisi e annegarla con baldanza
Per non rischiar di collassar mentre si pranza
Ed allungare un po’ la resistenza.
No, no, no, non è possibile,
Non è neanche pensabile
Cercare di tenere atteggiamenti di decenza:
Slacciar la cintola per liberar la panza
È obbligatorio se c’è la marangia.

La marangia è una pietangia
Che la mangi e sembri in gravidangia;
C’è sostangia
In abbondangia:
Con un boccone già ti riempie la pangia.

Dimmi che c’hai fame, che c'hai fame,
Perché qui c’è il dettame
Che è da finir tutto il tegame.
In ogni caso è meglio se non fai l’infame,
Non ti abboffi di salame.
Dimmi, pantalone, che mi tieni,
E se non tieni
Dovrò mostrare le mie reni
Ora mi manca pure l’aria, non respiro,
Ora schiatto,
Ora spiro...

Dov’è, dov’è,
La sento scendere...
Dov’è, dov’è,
Giù per l’esofago...
Lo sai che c’è?
Che sto benissimo
Finché non è
Dentro lo stomaco
Però perché
La polenta e osei
Mangiandola son sempre stato meglio, chissà perché?
No, prego non fermatemi…
Dov’è il W.C.?

La marangia es un plate
Y un tractato de beligerancia
¡Ay caramba! Hay sostancia
que crea muchos movimientos de pancia...

Però il profumo è fantastico,
Il suo aspetto è magnifico,
Il ripieno è incredibile
Come pure l’intingolo…
Beh, io un’altra la ingurgito,
Tanto dopo mi libero
Con l’Idraulico Liquido,
Con l’Idraulico Liquido.
Poi mi corico comodo
Faccio pure una pennica
Fino a che, al punto critico,
Vado in coma lipidico…
Perciò tu che la azzanni
Tieni conto dei danni
(con un grammo di avanzo
ci si fa un altro pranzo)!

Gioca con noi...: MrCaesar a 17:01 | link | commenti (7) |Mi piace
cucina, best off

venerdì, 01 dicembre 2006
Metti, una sera a cena...

...con il collegio Lazzaro Spallanzani, per la cena delle matricole.

Antipasto: Patate con millefogli al vino rosso. Sacchi e sacchi di patate (tuberi) da pelare in quanto materia prima per accompagnare l'arrosto; fogli e fogli di giornale sul pavimento del corridoio nel tentativo di travasare le quattro taniche da venti litri di vino in un numero indefinito di bottiglie di varia capienza. Nel tragitto da tanica a bottiglia se ne perdeva sempre un po' (e non sempre tutto sul pavimento); il po' è quantizzabile in bicchieri.
Primo: Maccheroni con ragù brûlé. Non sono normali maccheroni al sugo, la cosa è più raffinata: si fa scaldare il ragù, e appena è pronto si prepara il piatto per il rettore del collegio e lo si serve. Nel frattempo, la pentola del ragù rimane sul fornello, in modo che si bruci in modo impeccabile: con questo nuovo sugo si preparano i piatti per il resto dei commensali.
Secondo: Costine di maiale arrosto sotto vino. Il plurale è a sproposito, perché ne ho mangiata solo una, tanto ero impegnato a servire tutto il resto del collegio, da bravo cameriere immatricolato. Ma si trattava di normali costolette con patate. Sono anche sotto vino, perché nel mio stomaco sono state completamente seppellite dall'ettolitro di dozzinale rosso che mi è stato propinato nella mezz'oretta di permanenza al tavolo dei nonni.
Contorno: Pot-pourri del nonno. Altrimenti noto come "Gran misto di cori da stadio", intonati a squarciagola (forse perché fa simpatia, forse per l'alcool) nella sala grande del collegio. I filoni preferiti sono, ovviamente, l'autocelebrazione dello Spallanzani o dei suoi alunni più eminenti (come pretesto per farli alzare in piedi, riconoscere e bere), e la denigrazione dei vari altri collegi, dal Cardano al Fraccaro, sul quale la bibliografia è sterminata e variegata. Ovviamente, siccome ero una persona piena di spirito (di vino), mi sono unito alla maggior parte dei cori e dei brindisi, fino ad uscire dalla sala sorretto a peso e portato a prendere una boccata d'aria e un caffè.
Da bere: La Tanique, "Vingt litres" del 2006. Da bere; ma anche no, grazie. O, se sì, con mooolta moderazione.
(siamo alla) Frutta: Macedonia alla Borromaica. (Siccome fa schifo anche a me, eviterò di dire in maniera manifesta che cosa ho fatto in un cortile dell'Almo Collegio Borromeo - non per ripicca o vendetta o rivalità nei confronti dei collegiali ma perché mi trovavo lì vicino quando mi scappava. Chi non ha capito cosa ho fatto, chieda a chi ha più esperienza in fatto di sbronze colossali).
Dolce: Gelato umido ricoperto. Dulcis in fundo: prendete una bottiglietta d'acqua (rigorosamente piena) da mezzo litro, apritela e infilatela sotto le coperte di un malcapitato addormentato, possibilmente reduce dai postumi di una sbornia che si è trattenuta per miracolo al di qua del limite del coma etilico. Lasciate che il povero disgraziato si svegli nel cuore della notte dopo che ha sognato di andarsi a lamentare per il materasso ad acqua rotto, e che scopra che anche il pigiama e le coperte sono fradici davvero.

...in pizzeria con gli amici fisici e matematici.

Pi(a)zza della Vittoria: pomodoro, mozzarella, qualche persona, ritardatari quanto basta. Servire ben calda dopo mezz'ora di attesa.
Fantasia del matematico: pomodoro, mozzarella, venticinque persone, venti coperti. Aggiungere i coperti mancanti.
Pizza quattro cantoni: pomodoro, mozzarella, matematici, fisici dellabancatacentraleinalto, fisici dellabancatacentraleametà, fisici dellabancatasinistra. Disporre gli ingredienti nei quattro diversi punti della tavolata.
Che pizza: pomodoro, mozzarella, fame. Guarnire con una sfida a chi riceve il piatto per ultimo. Servire venti minuti dopo l'ordinazione.
Pizza capricciosa: pomodoro, mozzarella, inviti per la festa del Ghislieri. Spostare la data della cena nel giorno segnato sull'invito.
Pizza economica: pomodoro, mozzarella, una decina di euro ciascuno. Farà impazzire chi raccoglie i soldi!
Pizza fuggitiva: pomodoro, mozzarella, fine della cena, poca voglia di andare al Ghislieri. Servire in un pub del centro di Pavia.
Da bere: birra (ma la Tennent's al Black Bull, la Guinnes - o la Kilkenny - al Broletto, mentre per la Leffe non mi ricordo dove si doveva andare).

Gioca con noi...: MrCaesar a 20:16 | link | commenti (2) |Mi piace
cucina



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