Periodico saltuario illustrato di intrattenimento ispirato a fatti realmente accaduti, al cubo. Ma anche a me.
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Nato piccolo (e mai diventato altissimo), maturato presto, sto recuperando la mia adolescenza poco alla volta.
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Nei giorni in cui Venezia è il palcoscenico dell'annunciato kolossal italiano, "Baarìa" di Giuseppe Tornatore, si impone alla coscenza dei critici cinematografici il dovere di non trascurare affatto un'altra pellicola meritevole di altrettanto interesse e riguardo; quindi non è tratta da un romanzo di Moccia. Facendosi un baffo di scioperi degli sceneggiatori, crisi preannunciate e imminenti, la pellicola in questione raggiunge pienamente il cuore degli spettatori e l'intento di stupire presentando temi di disarmante attualità adeguatamente mimetizzati in un contesto temporale insolito, differente ma ben rodato e apprezzato dal pubblico, inserendosi nel filone dei film che fanno riflettere con un sorriso, o sorridere con una riflessione, o entrambe mentre ci si abboffa di popcorn. Sebbene prodotto e realizzato oltreoceano, il film in questione si è rapidamente imposto alle platee di mezzo mondo guadagnando rapidamente ciò che di meglio un'opera d'arte può ottenere, ossia il consenso della critica, la benevolenza del pubblico e giusto qualche milioncino di dollari.
(Sì, è "L'Era Glaciale 3".)
Entrando nel merito della questione, non si può non menzionare il fine lavoro di cesello degli sceneggiatori, che hanno saputo riunire per l'occasione i più blasonati τοποι (si legge "tòpoi") della letteratura mondiale, in un amalgama tanto eterogeneo quanto sorprendente. Con un insano spirito pionieristico e un gusto innato per la sperimentazione, l'ensemble di menti che ha assemblato il soggetto ha fatto sì che il viaggio (tema centrale dell'opera), nell'accezione che ne dà il Bildungsroman come mezzo di formazione del carattere, assumesse i connotati del favoloso e del minaccioso (paradigmatico già dai tempi di Omero) infarcito di prove da superare - come non citare le funzioni di Propp? La licenza di inserire alcune perle, quale ad esempio il tormentato rapporto di odio, amore e dipendenza tra cacciatore e preda - già visto in Melville, peraltro - rende nel complesso la trama equilibrata pur nel suo intrigo complesso di narrazione orizzontale e sottotrame verticali.
(Il succo è che il bradipo si perde e gli altri vanno a cercarlo.)
Di notevole interesse sono soprattutto le digressioni filosofiche, camuffate dalla maestria autoriale nel celare allegorie e metafore. In particolare, quella che colpisce maggiormente lo spettatore critico è l'ostinata ripetizione (anaforica, quasi) di un leit motiv ricorrente sin dai primi dialoghi platonici: la ricerca del bene. Non tanto del bene platonicamente detto nella sua concezione oggettivistica, quanto della sua deriva soggettivistica legata al desiderio del singolo. Trovo pertanto azzeccata la scelta di inserire un discorso talmente profondo in un antropico percorso (parallelo a quello della storia principale) di ricerca della felicità del tutto individuale e indipendente dal resto.
(Lo scoiattolo che insegue la ghianda mi fa sempre morire dal ridere.)
La visione del film può considerarsi un'esperienza catartica? In parte. Immagino che a qualcuno possa essere sfuggita l'allusione alla caverna platonica*, piuttosto che gli sparuti richiami al nichilismo nietzchiano. Così come scommetto che alla maggior parte del pubblico non sia balzato all'occhio che le scelte estetiche si rifacevano alla Critica kantiana, o il continuo parallelismo alle Confessioni agostiniane**. Il film in sé è esaustivo, per carità, godibile, completo, anche per un pubblico completamente scevro di queste conoscenze. Ma per godere appieno della magnificenza dello spettacolo bisognerebbe potercontare su un piccolo bagaglio di nozioni nient'affatto scontate, in altre parole occorrerebbe il necessario per una visione prospettica più completa e coinvolgente.
* Metà del film si svolge sottoterra. Sarà un caso?!
** Eh, "Ciak" ne parla, ma sono sfuggiti anche a me***.
*** Non so come ho fatto a trattenermi così a lungo dal mettere asterischi.
(Naaah, la verità è che al Tognazzi non davano gli occhialetti per vederlo in 3D.)
Key up!
Nel suo ultimo periodo di inattività, 'sto postaccio è stato comunque frequentato da visitatori casuali. Tengo traccia di tutto. Soprattutto dei percorsi che fanno per arrivare qui. A volte li seguo fino a casa loro e scopro cose sorprendenti. Ma non mi servo di quello che scopro per ricattarli segretamente minacciandoli di divulgare tutto se in cambio non ricevo ingenti somme di danaro. Non con tutti, almeno. E spero bene che tu non abbia il coraggio di andare a chiamare la polizia, perché ho ancora una copia di quelle fotografie che ti ritraggono ammanettato a uno scaldabagno ricoperto di acciughe sott'olio... mi sa che ho perso il filo del discorso.
Con l'aiuto di Sciàinistat™, ho controllato quali sono le chiavi di ricerca che portano gente più frequentemente da queste parti. A parte constatare che questo è il blog più trovato da chi cerca "Ludovico Pernazza" e "giri di basso", a volte saltano fuori cose sorprendenti. Percui, godetevi la classifica de...
...Le cinque (5) chiavi di ricerca più strane - ma vere - che hanno portato qui qualcuno tra Aprile 2oo9 e Agosto 2oo9.
5. Sognare cane che gira intorno a un tavolo. (Aprile 2oo9)
4. Urine troppo chiare cosa vuol dire? [Ex æquo] Corso illustrato di pompino. (Maggio 2oo9)
3. Gli scarafaggi resistono alle alte temperature. (Luglio 2oo9)
2. Ragazzina fa la gara dei palloncini che si gonfiano senza polomoni. (Giugno 2oo9)
1. Controllori dei treni che più di ogni altra cosa desiderano il potere. (Agosto 2oo9)
Chi è veramente l'ispettore Calligan?
Abbiamo chiesto alle persone che hanno contribuito a renderlo un personaggio così noto, amato e conosciuto di spiegarci la sua nascita, il suo essere e qualche possibile nuovo sviluppo che lo vede protagonista...
Phil Goodwings (produttore)
La storia è estremamente facile. La compagnia per cui lavoravo (Aquile Randagie Productions, NdR) versava in un periodo abbastanza buio, per mancanza di fondi per nuovi progetti.
Dovevamo fare qualcosa che ci riportasse in auge, così abbiamo pensato ad un film che ci permettesse di cavalcare l'onda del successo della Gilwell Productions e del suo western "Welcome to Tombstone", ma con meno sabbia negli stivali e nei calzoni. Volevamo una storia sensazionale, eravamo pronti a non badare a spese pur di avere scenografie sfarzose, costumi fastosi e attori da Oscar™. Ma, soprattutto, per avere una storia originale, innovativa e sorprendente, volevamo i migliori sceneggiatori in circolazione.
Poi abbiamo fatto i conti con il budget, e abbiamo optato per Smereers e Latzreens.
Dave Smereers (sceneggiatore)
La casa di produzione ci proponeva di cimentarci con un giallo (un poliziesco, NdR) intitolato "Cruedo", e ci hanno lasciato carta bianca, anche se io personalmente l'avrei preferita a quadretti. L'unica cosa che ci hanno detto è che doveva esserci un omicidio, e io e Mark ci siamo spremuti un sacco, abbiamo impiegato settimane per cercare di trovare i migliori intrecci e le situazioni più adatte, ma non avevamo idea di come far decollare la trama. Voglio dire, ok l'assassinio, ma come farlo durare almeno mezz'ora?
Abbiamo provato a inserire scene cantate, spezzoni comici, un inserto documentaristico sulle armi da taglio e un pezzo da avanspettacolo con brillantini e paillettes, ma sembrava che mancasse qualcosa.
Poi abbiamo intuito che ci voleva qualcuno che indagasse sull'omicidio, e allora abbiamo creato l'ispettore Calligan. E il suo assistente, ok, ma soprattutto Calligan.
Mark Latzreens (sceneggiatore e attore)
La faccenda è piuttosto semplice. Per dare vita all'Ispettore Calligan, sia sulla carta che durante le riprese, avevo in mente un modello di uomo duro, inflessibile, audace, caparbio, scaltro ed affascinante: Calligan doveva essere l'esatto opposto di tutto ciò. E doveva avere un impermeabile (trench-coat, Nota del Traduttore).
Molti hanno osato fare confronti tra il mio personaggio e quelli che ritengono essere i miei modelli di ispirazione, tra cui, ovviamente, il Clint Eastwood e la sua "44 magnum per l'ispettore Callaghan" - se non altro, almeno per il nome -, l'ispettore Derrick solo per il fatto che è un ispettore, Humphrey Bogart per la profonda atmosfera noir e un pizzico di "Er Monnezza" per il suo lato spiccatamente umoristico. Sono tutti film e personaggi interessanti, ognuno di loro contiene in sé qualcosa di veramente notevole. Vi prometto che prima o poi li guarderò, non ne ho ancora avuto il tempo.
Frank Ironcut (attore)
Calligan è un personaggio complesso? Io ho recitato il ruolo del suo assistente in "Cruedo" , e posso dirvi di no: Calligan è un personaggio estremamente invadente. Non sopporta essere in scena senza catalizzare l'attenzione. E ciò è veramente seccante. Ma quello che è ancora più seccante è che non tollera essere ignorato anche fuori dalla scena, a telecamere spente.
Ricordo che una notte stavo dormendo - erano quasi le tre (a.m., NdR) - e Calligan mi telefona per dirmi che gli si è macchiato il sedile dell'auto e se mi dispiaceva prestargli la sua un paio di giorni. Un'altra volta ha interrotto una mia cena galante in un ristorante di classe per chiedermi se gli avessi mai restituito un album dei Lynyrd Skynyrd che sosteneva di avermi prestato. Ma non erano i Lynyrd, erano i Mothers of Invention. E non era un album, era un libro. E non me l'aveva prestato, era mio.
Gli ho fatto capire che, se aveva bisogno di spazi, poteva chiederli al regista, ma forse era troppo tardi, dal momento che aveva già ordianto un piatto di escargot à la bourguignonne.
Phab Wuorner (regista)
Lo odio. Abbiamo buttato via un giorno di riprese solo per fare quel dannato trailer del suo spin-off (un film ricavato elaborando elementi di sfondo di una serie o di un'opera precedente, Nota di Wikipedia), in cui Calligan, a bordo di una Panda bianca con un lampeggiante rosso posticcio attaccato al tetto guidata da un energumeno in occhiali da sole, insegue un tizio con un passamontagna che guida uno scooter (il tizio, non il passamontagna, Nota Inutile) in un parco alberato, lo arresta e lo porta sulla Panda. Un filmato di un minuto che conta almeno una trentina di insulti gratuiti e una quarantina di colpi di pistola. So per certo che non farò più nulla del genere, una delle esperienze peggiori della mia vita (il filmato in questione ha vinto un Golden Globe come Miglior Trailer Farlocco e una nomination all'Oscar™ come Miglior Turpiloquio, premio assegnato, però, all'ultima produzione dei fratelli Vanzina, NdR).
Andrew Ritz (stuntman)
Recitare come autista in quella scena spericolata è stata una delle esperienze più esaltanti della mia carriera. Ok, è stata l'unica esperienza della mia carriera, ma poco importa. Abbiamo provato la scena più volte, come la famosa scena dell'alchermes di "Cruedo" (che vanta il recordi di tredici ciak - corrispondenti a tredici bicchieri di alchermes, NdR), ogni volta con un particolare diverso. Al terzo ciak, ad esempio, io indossavo l'impermeabile di Calligan, che invece portava una parrucca da clown, e l'inseguito era senza passamontagna. La quinta ripresa vedeva Calligan al volante, mentre io ero sullo scooter e l'inseguito in passamontagna stava sul sedile passeggero. La settima volta io ero sul sedile passeggero mentre l'inseguito guidava la Panda e Calligan scappava in scooter.
Ma il meglio di noi l'abbiamo dato più tardi. La decima volta guidavo bendato e Calligan mi indicava la strada dicendomi "a destra, a sinistra", cosa non da poco, se si considera che dovevamo fare uno slalom tra gli alberi di un parco. La tredicesima volta è stata la migliore, anche se è una ripresa che non abbiamo usato: Calligan era legato al cofano della Panda e il tizio in scooter lo inseguiva tentando di sparargli per ucciderlo, come in "Death Proof" di Tarantino, che però è uscito due anni dopo... e allora adesso forse ho capito chi era quel tizio con la cinepresa infrattato dietro i cespugli...
Peccato che, per il montaggio, abbiano usato solo i primi due ciak.
Nick Lackins (produttore e grande fan)
Sì, sono da sempre affascinato dal polizzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzziottesco all'italiana, e più zeta ci sono, meglio è. Quindi, non c'è da meravigliarsi se ho chiesto a Smereers e Latzreens le loro intenzioni per il futuro. "Nella prossima avventura dell'ispettore Calligan" è un trailer farlocco, certo, lo so meglio di voi... Beh, chi ha detto che non potrebbe diventare un nuovo blockbuster (film che sbanca il botteghino o catena di videonoleggio? Nota Ambigua)? Ci stiamo lavorando, ma per il momento non è ancora nulla di definito, né di definitivo...
Siete ragazzi. Due ragazzi come tanti. Siete in America. Vi piace giocare, sì, fantasticare soprattutto, perché la fantasia è quello di cui avete bisogno nel quartiere non troppo ricco dove state crescendo. Quel quartiere che vi non offre granché come attività di svago, a parte qualche corsa in strada coi compagni e qualche gioco improvvisato sulla strada polverosa. Così, quando le forze - o la voglia - vengono meno, potete sempre rientrare in casa e cercare di vedere se la televisione sta trasmettendo qualcosa di buono. Oppure, allo stesso modo, potreste vedere quanto il vostro salvadanaio ha da offrirvi e dirigervi verso un qualsiasi cinema.
Avete una decina d'anni. Ed essendo voi nati negli anni '60, ciò vi immerge nel mondo del cinema degli anni '70. Ma, soprattutto, nei cinema degli anni '70. La vostra giovane età, i vostri gusti ancora in via di formazione vi spingono verso determinati tipi di cinema - perché non tutti vanno poi bene, altrimenti rischiereste di annoiarvi, se le pellicole fossero troppo riflessive, o sdolcinate, o drammaticamente piatte. Voi volete azione. Voi volete adrenalina. Voi volete sentimento vibrante. Per questo non vi dirigete verso un cinema qualunque, ma a colpo sicuro verso una grindhouse (a noi italiani non interessa sapere che significa pressappoco "tritacarne").
Il programma, in genere, era molto ricco e allettante. Lo si riconduce al generico termine «exploitation movie», film di eccesso in tutti i sensi: eccessivamente ricco di emozioni il contenuto quanto eccessivamente povera di budget la forma. Film di serie B, d'accordo, ma dall'elevato tasso erotico-sessuale, adrenalinico e violento, con un erotismo poco mascherato, violenza in tutti i campi possibili dall'horror puro ai film di kung fu e un ricchissimo contenuto di alterazioni del battito cardiaco. In momenti particolarmente buoni potevate anche imbattervi in spaghetti-western o inseguimenti automobilistici. E il bello è che con una proiezione potevate assistere anche a tre film, uno di seguito all'altro. Magari interrotti da qualche trailer capace di incuriosirvi sulle prossime uscite. Insomma, uno spettacolo di più di due ore che inizia nel momento stesso in cui sedete sulla poltrona e non vi abbandona fino all'uscita del film.
Normale che ne usciste elettrizzati.
Più che normale che ne avreste serbato un ricordo influentissimo per il vostro futuro.
Siete cresciuti. I favolosi anni '70 sono finiti da una ventina d'anni almeno. Siete ancora i ragazzi di prima. E, com'era prevedibile, serbate un ricordo profondissimo delle grindhouse di un bel po' di tempo fa. Vi ha influenzato? Direi di sì, dal momento che siete due registi di fama mondiale (uno di voi due ha persino vinto una Palma d'Oro a Cannes). Ho taciuto i vostri nomi; vi chiamate Robert e Quentin, e siete due grandi amiconi. Avete già lavorato insieme - da Four Rooms in poi non c'è film di Quentin che non vanti una musichina scritta da Robert o film di Robert che non abbia una scenetta diretta da Quentin -, ma avete un progetto un po' più ambizioso.
Vi si stringe il cuore a pensare che i giovani d'oggi raccattino la loro paghetta per andare a spenderla in una multisala. Le belle grindhouse di una volta non ci sono quasi più. E allora vi salta in mente che, perché no, potreste provare voi a ricostruire l'esperienza di una di queste salette. Tutto quello che vi basta fare è girare due brevi exploitation movies da non più di un'oretta-un'orettaedieci ciascuno, proiettarli uno di seguito all'altro, magari intervallati da qualche trailer fittizio girato da voi o qualche vostro amico, e il gioco è fatto. Non male come idea, no?
Infatti vi ci siete messi al lavoro volentierissimo. Robert ha elaborato "Planet Terror", un film horror pieno di zombie con una tizia che ha una mitragliatrice al posto di una gamba, mentre Quentin si è lasciato trasportare dalle gare automobilistiche per girare "Death Proof", un filmetto in cui Kurt Russel è un serial killer che uccide ragazze con la sua auto da corsa. In mezzo, trailer come "They called him Machete", dove l'arma da taglio del titolo dice tutto, e un curioso "Cowgirls in Sweden", il cui nome lascia già presupporre di tutto. Ma anche altri vostri colleghi vi hanno chiesto, entusiasmati dal progetto, di poter girare il loro trailer, ed entusiasti avete risposto loro «Perhé no?».
Insomma, avete fatto un bel filmone col vostro amico, avete coinvolto altra gente che ci credeva un sacco, il tutto per ricreare nei primi anni del ventunesimo secolo l'atmosfera di quando eravate bambini voi, tutto a favore delle nuove generazioni. Già, tutto sembra andare per il meglio.
Cosa potrebbe andare storto?
"Grindhouse", di Robert Rodriguez e Quentin Tarantino, esce in America il 6 aprile 2oo7. 190 minuti di puro divertimento, tra gli episodi dei celebri registi e trailer fittizi come "Thanksgiving" di Eli Roth (già regista di "Hostel") e "Werewolf Women of the S.S." di Rob Zombie con Nicholas Cage.
Pare che Tarantino possa partecipare in concorso al Festival del Cinema di Cannes con il suo "Death Proof".
Ma...
La Weinstein Films Company non ha ancora deciso quando rilasciare "Grindhouse" in Europa. Per il momento sa solo che, siccome noi Europei non siamo abituati al doppio spettacolo, farà uscire le due pellicole - quella di Robert e quella di Quentin - separatamente, a discapito della originale concezione dello spettacolo.
La qual cosa mi fa incazzare come una belva.
[Intanto che sono ancora in tempo, buone uova di Pasqua a tutti. Mamma ha esordito dicendo: «Mi dispiace deluderti, ma quest'anno non ti ho preso uova di cioccolato. Spero che mi perdonerai...». Già fatto. Tra zie e altre fonti è già pervenuto in casa un uovo fondente al 70% di cacao e due uova al latte ricoperte di nocciole...]
{Pubblicità occulta: c'è un nuovo link nella colonna a sinistra. Sta tra Sydrojé e Unanota...}
Ogni grande numero di magia è costituito da tre parti.
La prima si chiama "Promessa": il mago mostra qualcosa di ordinario che, naturalmente, non lo è.
Potrebbe essere una cassa, un diario, un armadio, un macchinario fantascientifico... o un macchinario attraverso il quale scorre una sottile striscia di celluloide che proietta la sua ombra su una parete bianca.
La seconda si chiama "Svolta": il mago fa compiere a quella cosa ordinaria qualcosa di straordinario; tu cercherai di scoprire il segreto ma non ci riuscirai...
Dipende da cosa resta nella cassa invece di uscirne, da quella frase scritta su un diario che mai ti saresti aspettato di leggere, da chi esce dalla porta dell'armadio, dal funzionamento perfetto (forse anche fin troppo) dell'attrezzo di scena... o, soprattutto, dal fatto che quelle ombre sulla parete si muovano troppo dannatamente bene per non credere che siano realmente finte.
Per questo esiste una terza parte chiamata "Prestigio". È dove succede l'inaspettato, quel che non hai mai visto prima... Perché tutto quello che scompare, prima o poi dovrà ricomparire.
E tutto quello che compare sono i sentimenti, le motivazioni profonde: l'odio, l'amore, la gelosia, l'ossessione, la rivalità, lo stupore, la sorpresa... il Prestigio più grande è accorgersi di come escono dalla parete e si propagano in modo estremamente spontaneo e incontrollabile. Talmente incontrollabile che si sto pensando ancora adesso, nonostante abbia assistito al numero tre giorni fa.
(Se avete sette €uroni e volete spenderli bene, «The Prestige». Avrei voluto raccontarvelo tutto, per filo e per segno, ma non me la sono sentita... Un bravo mago non svela i suoi trucchi. Li vende quando ha deciso di ritirarsi.)
[Mi piaceva cominciare così, piuttosto che con l'ansia di dover dire a tutti i costi: "Oh, domani ritorno a Pavia, con la felicità di rivedere i compagni di corso e di collegio ma con l'apprensione di scoprire che i «v con [pausa] ìii» sono più ostici di quanto me li ricordavo - specie in Rn, con n = «il mio numero di telefono»".]
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