Periodico saltuario illustrato di intrattenimento ispirato a fatti realmente accaduti, al cubo. Ma anche a me.
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Nato piccolo (e mai diventato altissimo), maturato presto, sto recuperando la mia adolescenza poco alla volta.
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L'altra immagine è in elaborazione.
È un fotomontaggio con altri tre me.
Originale, uh?
«Immagino Cesare come un moderno Ulisse, non ad Ogigia bensì a Codogno...»
L. Scagnelli
(Non ditemi più cose del genere, sennò mi monto la testa e faccio altre foto idiote.
Tanto per dire due cose...
1. Giravo da due settimane con una tunica nella valigia solo e soltanto per poter fare questa fotografia
2. Tutta la gente ferma alla stazione di Codogno si è messa a ridere. Almeno ho alleviato un po' la loro attesa e l'incazzatura nel vedere soppresso senza preavviso il pullman che da lì avrebbe dovuto portarci a Pavia.
Che poi, per inciso, non era nemmeno soppresso come si deve. Semplicemente, l'autista non si è presentato. E non rispondeva al telefono cellulare. E non rispondeva nessuno nemmeno nella sede dell'azienda responsabile del servizio. L'unica alternativa sarebbe stata un treno per Milano, che avrebbe comportato un'attesa di almeno un'ora nella stazione di Rogoredo.
Va specificato che tutto ciò non accadeva in orari "umani". Il mio arrivo a Codogno è avvenuto alle 21.10 - in ritardo di 10 minuti rispetto agli orari ufficiali - e il pullman era previsto per le ore 21.20. Abbiamo aspettato fino alle 22.05 senza ottenere notizie rassicuranti - ma se non avessimo invaso l'ufficio del personale non avremmo ottenuto notizia alcuna. Il primo treno utile per Milano partiva alle 22.08, ma aveva già accumulato un ritardo di 35 minuti; non c'era, però alcun pericolo di perdere la coincidenza, prevista per le 23.40. Nel caso avessi voluto tornare a casa, potevo contare su un regionale alle 22.10, in ritardo di soli 15 minuti.
Fortunatamente, noi viaggiatori incappati in questa disavventura possiamo contare su un rimborso completo. Basta soltanto recarsi in una qualsiasi biglietteria, richiedere i moduli di reclamo, scrivere e spedire la lettera a Milano e sperare nella clemenza. Non credo che lo farò, rischio di spendere per i francobolli più denaro di quanto me ne verrebbe reso.
Trenitalia è l'unica azienda pagata dai propri clienti per un disservizio.)
E voi, quale fotografia mi suggerite di scattare? In quale altro modo posso rendermi ridicolo di fronte ad una moltitudine di sconosciuti? Lasciate un consiglio nei commenti, può darsi che un giorno o l'altro mi venga voglia di seguirlo...
Ma è più probabile il contrario.
Magari, se le racconto il sogno dell'altra notte, può capire qualcosa di più. Posso, dottore?
Lei parli pure.
Praticamente, sono in questa grande sala luminosa. È un ufficio, stiamo facendo il consiglio di amministrazione. Ne faccio parte anch'io, nonostante io sia solamente un impiegato; sono impiegato in un settore che comincia a starmi stretto, nel quale non mi sento troppo a mio agio, in cui non ho voglia di fare carriera - non per pigrizia ma proprio perché non me ne frega niente, mi scusi il termine.
Non c'è nulla da scusare, si esprima pure come si sente, non mi formalizzo.
Grazie. Ma oltre a ciò, ho come l'impressione che la dirigenza non voglia fare niente per trasferirmi, farmi cambiare reparto. Così, alla fine della riunione prendo il coraggio a due mani e dico: "Devo togliermi un peso. A ottobre scade il mio contratto con questa azienda e non credo che lo rinnoverò". Forse non erano quelle le parole esatte, è importante?
Non così tanto, conta il senso di quello che lei intendeva.
Più o meno è quello. Senonché, quando io ho finito, comincia a parlare il responsabile di un altro settore. Ci guarda tutti e dice: "Devo dire qualcosa anch'io. A ottobre scade il mio contratto con questa azienda e non lo rinnoverò. Servirà qualcuno che mi sostituisca nelle mie mansioni". Quindi prende la parola l'Amministratore Delegato che mi guarda e fa: "Vede, noi pensavamo a lei, ma ormai...", e sorride. Qui mi sono svegliato urlando.
Capisco. Mi permette di chiederle una cosa?
Prego.
Perché continua a scrivere dialoghi?
Per dare ogni volta una risposta diversa a questa domanda. Secondo lei è grave, dottore?
Non saprei. Sono un dottore in Legge, io...
...perché vede, dottore, ultimamente anche questa faccenda del blog mi dà parecchio da pensare. Non riesco ad aggiornare senza chiedermi se ne valga veramente la pena. Ho come l'impressione di dire cose inutili, di cui non interessa nulla a ness... Dottore... Dottore?
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