Periodico saltuario illustrato di intrattenimento ispirato a fatti realmente accaduti, al cubo. Ma anche a me.
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Nato piccolo (e mai diventato altissimo), maturato presto, sto recuperando la mia adolescenza poco alla volta.
Apo(ko)lokyntosis
Bianca come Eroina
ControKarma
Daniele Luttazzi
Elio e le Storie Tese
Eta
Fracido
Half Moon
Il Deframmentatore di Merendine
La baia du Nin?
Moi, le premier
Paranoia Zaru
Perché continui a scrivere dialoghi?
Qualcosa del genere
Sydrojé
Thè Coffee
You gotta suck my rock
Zero²
Sono stati qui *loading* giocatori
È un po' il leit-motif delle mie elucubrazioni, da sabato a questa parte.
Qualcuno ne sa qualcosa.
Cosa sembro, visto da fuori?
Il post inaugura la rubrica "Visual Palace", che risponde perfettamente all'esigenza di voler aggiornare più spesso senza avere la più pallida idea di cosa scrivere.
Di fatto, da questa settimana, il Palace diventa un settimanale illustrato: testi nel week-end (quando ho il tempo di scriverli) e illustrazioni tra lunedì e venerdì.
Arriverà il momento in cui non avrò la più pallida idea di cosa fotografare?
Settimanella impegnativa, questa. E quando dico "settimana impegnativa" voglio dire "settimana con tre esami". Sì, avete letto bene: settimana. Ma era su "esami" che volevo attirare l'attenzione. E la parte fondamentamentale, comunque, era "tre".
Tre. Lunedì, uno che ho dato ma non ero sicuro di passare (insicurezza data dal fatto che il giorno precedente ho aperto il libro con l'intenzione di ripassare e ho cominciato a sfogliarlo compulsivamente saltando le pagine al ritmo di "La so, la so... -fruscio di carta voltata- La so, la so... -fruscio- La so, la so...", ad libitum); martedì, uno che ho dato ma ero sicuro di non passare (sicurezza data dal fatto che mi dicessi "Sì, la teoria conta all'orale, ma nello scritto gli importanti sono gli esercizi" e continuassi imperterrito a rivedere la teoria); venerdì, uno che non ho dato perché tanto ero sicuro che non avrei passato (ho cominciato a studiare seriamente per elettromagnetismo solo da mercoledì; e l'esame del venerdì era di meccanica).
L'evento della settimana non riguarda me, comunque, ma altri studenti.
Anzi, Studentessi.
Il nuovo album degli Elio e le Storie Tese.
Se volete saperne di più, c'è un link dedicato a loro nella colonna sinistra.
Prassi esecutiva - ovvero, cosa succede quando compri un CD nuovo di zecca, vista nell'ottica del grande fan.
1) Impazienza. È quella che ti fa svegliare al mattino e saltare la colazione pur di essere uno dei primi in negozio quando esce il disco del tuo artista/gruppo preferito, nel giorno stesso in cui esce, per evitare che l'ultima copia venga rubata da qualcuno che potrebbe addirittura non apprezzare l'arte e la profonda poetica del barra dei tuo barra tuoi idolo barra idoli (massimo dell'onta e del disonore). In genere, il consistente numero di copie residue sullo scaffale fa tirare un sospiro di sollievo.
2) Acquisto. Nell'ottica del grande fan, nessuna cifra è troppo alta. E no, nessun eMule potrà mai darti la sensazione tattile di avere l'album tra le mani. Nemmeno se poi lo masterizzi su un CD.
3) Apertura. Tutta l'operazione si svolge con l'estrema delicatezza, in una camera completamente sterile, con guanti, pinze e bisturi, se necessario. Bisturi, sì, perché anche il bollino SIAE dev'essere infranto in modo che poscia non risulti antiestetico. All'apertura della custodia, ci si trova in presenza del classico effetto speciale per cui il volto di Indiana Jones si illumina in modo misterioso ogni volta che scardina uno scrigno; il sorriso si allarga da orecchio a orecchio.
4) Libretto. La prima cosa che si guarda è il libretto, come simbolo dell'intera impostazione grafica dell'LP. Disegni, fotografie curate, testi? Sfogliandolo pagina dopo pagina, inoltre, si prende nota degli artisti che hanno collaborato, dei ringraziamenti che gli artisti rivolgono ai loro supporters, gli strumenti che suonano... qualsiasi nozione, anche inutile, viene accolta faverevolmente come un "Lo sapevate che...?" de La Settimana Enigmistica.
5) Testi. Non sono riportati nel booklet? Come sarebbe a dire, "No"? Ciò mi costringerà ad ascoltarlo attentamente. Con la variante, se il gruppo è straniero: ciò mi costringerà ad ascoltarlo mooolto attentamente.
6) Primo ascolto. In atmosfera concentrata e quasi liturgica: buio, silenzio, concentrazione; le candele sono un optional. Quello che ti fa chiedere perché le tracce sono state messe in quest'ordine, se c'è un significato recondito nel titolo del disco che viene richiamato da qualche brano e, soprattutto, se si vogliono scoraggiare i curiosi poco esperti che sarebbero pronti a spegnere lo stereo dopo qualche traccia. Il primo ascolto è sofferto, sia che il disco duri una quarantina di minuti sia che ne duri un'ottantina; è quello che, ad ogni nuovo brano, ti fa chiedere se è valsa la pena di comprare l'intero album. Ma soprattutto, è quello che ti fa adocchiare subito le canzoni più orecchiabili (perdonatemi il gioco sinestetico), vale a dire quelle che ti rimarranno in mente per prime dopo questo fatidico primo lungo ed intenso assaggio.
7) Richiami. Perché - è inevitabile, a meno che non ci si trovi di fronte ad un opera prima - che qualche canzone richiami un brano precedente dell'artista / del gruppo; oppure, più brani richiamino più pezzi vecchi. Scatta quindi il gioco del fan che si sente costretto ad elencare i richiami nelle sonorità, nello stile e nel testo ad opere precedenti, laddove possibile, o a riconoscere l'originalità e la novità, e ad apprezzarle o criticarle, se necessario.
8) Preferite. In questa fase gioca molto l'appeal individuale. I brani più orecchiabili dal primo ascolto cominciano a scalare una sorta di graduatoria soggettiva, a piazzarsi ai posti più alti di un'ideale classifica di merito. Non è semplice da capire, ma dopo il primo ascolto c'è già un piccolo gruppetto di canzoni che si potrebbero in qualche modo definire le "preferite" dell'album. Il fatto è che non si sa come esse abbiano fatto a riscontrare un tale favore, né perché non ci sia coppia di ascoltatori che hanno scelto come preferite le stesse canzoni. Il primo ascolto sta alla liturgia come le preferite stanno al mistero.
9) Secondo ascolto. Lontani dalla religiosità del primo ascolto, durante il secondo ci si può permettere persino di pigiare l'avanti veloce. Prima si ascoltano le favorite, poi (più per distrazione che per volontà, in genere) anche qualche sporadico altro brano. Il lavoro del disco, stavolta, è più inconscio, visto che tende a lasciar maturare delle sensazioni auditive che avranno bisogno di ulteriore approfondimento, un approfondimento che, però, si posticipa per carenza di tempo o di voglia. Il bisogno, comunque, rimane, anche se nascosto.
10) Reminescenze. Solo qualche giorno dopo le tracce in questione ritornano alla mente, per via di un particolare dato all'inizio per scontato che poi torna a destare interesse. Quindi, si riprende in mano il CD, si torna sulle vecchie tracce e si sente che, in effetti, non erano male come le si era giudicate all'inizio. Si allarga il sorriso, perché . magari proprio per via di quel particolare - una canzone magari non considerata inizialmente tra le favorite può sperare di stazionare comunque sul podio; magari non sul gradino più alto, ma sempre sul podio.
Il passo 10 può essere ripetuto a piacere, per un numero massimo di volte pari al numero totale di canzoni sull'LP.
In pratica: basta aspettare, e pian piano il "disco nuovo" piacerà (più o meno) tutto.
Questo è quello che in generale mi succede con ogni nuovo acquisto musicale, e che in particolare mi è accaduto da mercoledì in poi. Il disco è veramente molto pregevole; ho volutamente evitato l'esame organolettico traccia per traccia, perché aspetto che anche mio fratello* lo ascolti. Ho già una mezza idea, ma mi serve la sua collaborazione.
* Sì, proprio tu. È inutile che fai quella faccia.
Uh, dimenticavo di avvertirvi. Il Palace cambia, dalla prossima settimana. Ma non voglio ancora anticiparvi come...
Collegatevi mercoledì. (Forse.)
L'immagine di me voglio che sia sempre ventenne; questo perché recentemente ho avuto dei colloqui con Guido.
Adolescente.
Dal latino adulescens, ovvero giovane. Participio presente, indica il fatto che l'azione si sta svolgendo.
Quale azione? Quella del verbo adolesco, ossia crescere, svilupparsi, rinvigorirsi, secondo IL dizionario di latino.
Lo stesso verbo che, quando l'azione è compiuta, adotta come participio passato adultus.
Adulto.
So che sapete che ho ventun anni ma, francamente, non credo di aver ancora finito di crescere.
So che sapete che non ho ancora finito di crescere, e per questo mi assecondate.
Vi ringrazio.
Altrimenti, in questo momento indosserei una camicia a maniche lunghe - lunghe e annodate dietro la schiena.
Un correlativo oggettivo di ciò che succede quotidianamente nella mia mente.
L'Ego (quelli vestiti sgargianti) si confronta con il Super-Io (gli altri più seri).
* Scrittore tedesco, autore de "L'amico ritrovato". Non vi sto consigliando di leggerlo: voglio le relazioni sulla mia scrivania entro la settimana prossima.
Max.
Max ha vent'anni - quest'anno ne compie ventuno - e studia scienze politiche, per quel che mi ricordo. Sono sempre state uno dei suoi grandi interessi. Giovedì sera mi ha contattato su MSN, dopo un sacco che non ci sentivamo più, per dirmi che avremo occasione di vederci più spesso, prossimamente. Da lunedì, infatti, viene a studiare a Bologna. Ci starà fino ad agosto. In Erasmus.
In Erasmus? Già, Max non è italiano. Max, per esteso Maximilian (a voler puntualizzare Paul Maximilian), abita a Bucarest. Bucarest come Romania, vive là da quando è nato. Io non sono mai stato in Romania. E lui non è mai venuto in Italia.
Ci siamo conosciuti a Ljubljana, Lubiana - come Slovenia. Insieme ad altri ragazzi europei, qualcuno anche asiatico, in tutto eravamo una trentina. Eravamo lì per partecipare a una conferenza, anche se non è il punto cruciale del discorso. Alloggiati in un ostello ricavato nei locali di un ex carcere, per una settimana, ci siamo parecchio divertiti. C'era Tamuna, dalla Georgia, la simpaticissima ed incontenibile Tirill, dalla Norvegia, Miloš dalla Serbia, Katharina - Kač, per gli amici* - dalla Slovenia e, ovviamente, anche Max. Le stanze erano da quattro, dividevo la mia con Martin, sloveno dai modi curati e abiti firmati, Julius, il lituano di due metri** e, ovviamente, Max.
* Sì, la chiamavo anch'io Kač; amico, ma niente di più, dannazione.
** Dormiva coi piedi a penzoloni perché non ci stava tutto nel letto a castello. Devo aggiungere altro?
Inseparabili, credo. Dal momento in cui ci siamo presentati. Lui in camera, io entro per depositare il mio bagaglio:
«Hi. Welcome»
«Hi, I'm Cesare. What's your name?»
«Massimo. Di dove vieni?»
«Sono italiano... anche tu?» (Pensavo di essere l'unico italiano là.)
«No, io sono di Romania.» (Infatti lo ero.)
Salta fuori che Massimo non è che l'italianizzazione di Max. Complici amici dei suoi genitori, lui sa bene l'italiano; lo usiamo per parlare quando nessuno dei due ha voglia di ricorrere all'inglese. Mi parla un po' della sua vita, della sua famiglia, dei suoi studi, della sua città, e mi chiede altrettanto; e io gli parlo della mia città («Cremona, near Milano», vuoi che uno straniero sappia dov'è Cremona?), dei miei studi, della mia famiglia e di un po' della mia vita. Parliamo nell'ostello, in giro per Ljubljana, a pranzo, a cena, alla conferenza. Anche con gli altri, ben inteso, ma soprattutto noi due.
Inseparabili, credo.
Anche dopo quella piacevole settimana slovena. Lui con il mio contatto di posta elettronica - e di chat -, io ovviamente con il suo, nelle tarde ore estive conversavamo amabilmente, in inglese quando l'italiano si faceva troppo difficoltoso per lui. Con gli altri ragazzi, sì, i contatti sono durati un po' di tempo: con Julius e Martin, con Katharina Kač, ma nessuno si è protratto più di tanto.
Con Max è durato un po' di più. Poi si è affievolito, poi si è allentato, poi si è spento del tutto.
Per quasi due anni.
Immaginatevi cos'ho pensato quando giovedì sera l'ho visto accedere a MSN.
"Lo contatto io per primo, e gli chiedo scusa per non essermi fatto vivo per tutto questo t..."
«Ciao Cesare!»
«Max! Sei davvero tu?»
«Ci o messo un po perche non avevo piu il tuo indirizo, poi mi sono ricordato. Tu dove studi?»
Errori grammaticali perdonabili a chi si sforza di parlare in una lingua che non è la sua. Buon vecchio Max. Mi chiedo cos'abbia in mente.
«Io sono a Pavia.»
«Lunedì vengo a studiare a Bologna. O gia guardato, non è lontana da Cremona.»
Due anni di assenza telematica cancellati in meno di tre minuti.
Sto già cominciando a pensare a quando potrò avere abbastanza tempo per andare a trovarlo.
utente anonimo in N.B. (Nuota Bene)
utente anonimo in I nomi dei corsi non...
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essered in I nomi dei corsi non...
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