Periodico saltuario illustrato di intrattenimento ispirato a fatti realmente accaduti, al cubo. Ma anche a me.
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Nato piccolo (e mai diventato altissimo), maturato presto, sto recuperando la mia adolescenza poco alla volta.
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Bianca come Eroina
ControKarma
Daniele Luttazzi
Elio e le Storie Tese
Eta
Fracido
Half Moon
Il Deframmentatore di Merendine
La baia du Nin?
Moi, le premier
Paranoia Zaru
Perché continui a scrivere dialoghi?
Qualcosa del genere
Sydrojé
Thè Coffee
You gotta suck my rock
Zero²
Sono stati qui *loading* giocatori
Si intitola "Harmony", di Walter Piston, e non è un romanzo rosa. L'ho trovato a caso su un forum di studenti / studiosi / appassionati di musica, forse iscritti ad un qualche conservatorio. Con lo spirito autodidatta che mi anima da un sacco di tempo, ho deciso di prelevarne una copia dalla B.T.M. (Biblioteca Telematica del Mulo) per poter approfondire alcuni aspetti della musica che in tre anni di solfeggio, teoria e pratica (chitarristica) erano rimasti soltanto come meri accenni. In particolare:
• Perché ci sono alcuni accordi che, messi in fila uno dopo l'altro, sono particolarmente belli, e come si fa a costruire alcune di quelle file?
• In cosa consiste un corso da conservatorio di "Armonia e composizione"?
• Perché quando prendo in mano uno strumento musicale per cercare di comporre un brano non riesco a scrivere più di tre note in fila - una fila che non è tra quelle sopra menzionate nelle quali i suoni uno dietro l'altro stanno bene?
Così, sono due settimane che studiacchio sul suddetto Piston. Tonalità e modalità, progressioni armoniche, terza di Picardia, tritono... tutta roba interessante. Più di meccanica razionale. Faccio anche gli esercizi: riconoscimento di accordi, armonizzazione di bassi (data una "melodia" di basso, scrivere tre voci sovrastanti), composizione di brani polifonici, roba interessante anche quella, più di palline che rotolano su un piano inclinato (la mia visione stereotipata della fisica - specie della meccanica razionale).
Il mio fine segreto è quello di poter scrivere delle canzoni, una delle poche forme espressive che mancano alla mia collezione (oltre al collage, al frottage e alla riproduzione di monumenti famosi con la cartapesta). Sono anche piuttosto impegnato come componente, insieme a Vittorio, del gruppo "the Testicles", un duo di cantanti a cappella (abbiamo già pronti i titoli di quattro canzoni del nostro primo album; le canzoni no, ma i titoli ci sono). Ciò non mi impedisce, però, di dedicarmi anche alla fondazione di un gruppo nel quale figurerei come chitarrista, insieme ad un tastierista già avviato, un bassista che ancora non sa di farne parte e un vocalist a cui non era nemmeno mai passato per la mente di cantare ma che abbiamo intenzione di introdurre solo per la sua somiglianza fisica con il cantante dei Fall Out Boy. Abbiamo già anche l'agente e la gente (il pubblico), quindi, cosa ci manca?
La musica. Infatti, su quello mi sto concentrando. Inutile che vi ripeta "Non su meccanica razionale", sembrerei banale.
Fuori programma: è capitato che oggi mi fermassi a prendere un tè da Elisa e che ci fosse anche Luca, matematico, che diceva di dover posticipare qualche esame del secondo semestre per fare posto all'"ottavo di pianoforte" in conservatorio...
Cæsar: Ma... già, non ricordavo... fai il conservatorio. Hai dato anche "Armonia e composizione"?
Luca: Sì, l'anno scorso.
Cæsar: È un esame che mi incuriosisce. In particolare, in cosa consiste?
Luca: In pratica ti fanno analizzare l'armonia di un brano, ti fanno armonizzare un basso, che vuol dire, data una "melodia" del basso, scriverci sopra una parte a tre voci... Cose così.
Cæsar: Capisco. Su cosa ti sei preparato?
Luca: Mah, su un testo che ho a casa... non mi ricordo il titolo, però, se ti interessa, te lo porto. Sennò ce n'è anche un altro, è più completo ma è anche molto più pesante, il Piston...
Domenica
Allora, come rimaniamo d'accordo?
Mercoledì sera cena da lui con le ragazze e dopocena a base di giochi in scatola. Portane uno anche tu, mi raccomando.
L'ho già messo in valigia.
Lunedì
Lui mi ha detto che le ragazze mercoledì sera non ci sono, cosa si fa?
Trasliamo la cena?
Loro possono martedì o giovedì.
Martedì è domani.
Giovedì non ho la casa libera.
Facciamo qualcos'altro, allora.
Ok, cosa facciamo?
Mercoledì
Pranzo
Quindi giovedì usciamo?
Per noi va bene. Dove ci portate?
Non sappiamo ancora... si potrebbe andare...
...al bowling.
Dov'è, di bello?
A Tortona.
Ma non è lontano?
Qualche minuto da Voghera, tanto abbiamo le macchine.
Chi verrebbe?
Beh, invitiamo gente con la macchina...
Ma questo è opportunismo!
No, semplice voglia di fare nuove conoscenze.
Beh, ci pensiamo.
Pomeriggio
...e così, questa settimana avremmo dovuto fare una cena, ma non se n'è fatto nulla. Perciò, ci staremmo organizzando per fare dell'altro, ma non sappiamo ancora cosa.
Perché non venite nella birreria in paese da me?
Non è una malvagia idea. Glielo dico subito.
Telefono.
Ciao. Lui suggeriva che potremmo andare fuori Pavia, in quella birreria, anche dopo cena. Che te ne pare?
Si potrebbe fare. Sento lui e ti faccio sapere.
SMS
Lui ha detto che andare là scombinerebbe i piani. Parliamone domani in dipartimento.
Giovedì
Facoltà, ore 11.00 (circa)
Giusto per curiosità... L'andare in birreria, che piani avrebbe scombinato?
Quello di non muoverci da casa nostra.
Si potrebbe uscire in centro a Pavia.
Ma così viene meno il ludico.
Mi porto un foglio e una penna e giochiamo a tris. È abbastanza ludico per te?
Andiamo al bowling.
A Pavia?
A Tortona.
È lontano.
Abbiamo le macchine.
Saremmo in dodici.
Al limite qualcuno scende in treno.
Ok. Al limite, qualcun altro scenderà in treno. Il mio unico paletto è "niente treno", poi qualsiasi altra cosa mi va bene.
Comunque, le macchine ci sono.
Poi al limite ce l'avete anche tu e il tuo amico...
Ah, no, io quattro viaggi da e per Pavia non li faccio. Tanto lui e lui hanno la macchina...
No, veramente io non ce l'ho, me l'ha chiesta mia sorella che è fuori a cena.
Guarda che, comunque, un bowling a Pavia c'è.
Sei sicuro?
L'ho trovato su Internet.
Eh, allora saliamo noi a Pavia e abbiamo risolto un problema.
Ok. Al limite, se esce anche lui, viene dal suo paese e porta una macchina con altri tre posti.
Bene. Oggi pomeriggio vado a controllare com'è il bowling qui a Pavia.
MSN (ore 17.30 circa)
Ha appena effettuato l'accesso. (conversazione a 4 partecipanti)
Il bowling di Pavia non è granché.
Quindi, cos'avete deciso?
Ci troviamo a Montebello alle nove.
Non è presto?
Facciamo più tardi.
Con che macchine?
Allora, lui passa a prendere te, lui e lui, poi vi accompagna, mentre lui passa a prendere lui e le ragazze e ci raggiunge.
Avete già sentito lui?
No.
Lo sento io. Mi riconnetto tra qualche minuto.
Ha appena abbandonato la conversazione.
Telefono (ore 18.00 circa)
Ciao. Stasera si pensava di uscire. Al bowling. Di Tortona. E, secondo i piani, dovresti passare a prendere me e lui, poi lui e trovarci a Montebello per le nove e mezza, dieci al massimo. Ti va?
Mmmh, no. Non mi sento troppo bene, stasera pensavo di non uscire.
MSN (ore 18.15 circa)
Ha appena effettuato l'accesso (conversazione a 5 partecipanti)
Stasera con lui alle dieci a Montebello.
Un cazzo. Lui non sta bene e non esce.
Allora venite in treno.
Vuol dire che lui e lui vengono in treno, ti ricordo.
Mi sto innervosendo.
Ci passi a prendere tu, allora?
No. Mi secca fare mezz'ora di strada nella nebbia quando tutti gli altri dormono.
Mmmh, se la fa un altro che non abita nemmeno a Pavia, invece, non ci sono problemi.
Se è questione di uno posso anche non venire.
No, non è quello il problema.
Non puoi pretendere di voler fare cose in grande e ridurti a organizzarle dieci minuti prima.
Dieci minuti? Non farmi incazzare.
A stare alla settimana scorsa, si cenava da lui e si giocava. Alla volta di lunedì non c'erano le ragazze. Martedì non c'era la casa. Continuo?
Ha abbandonato la conversazione.
Puoi anche smetterla, ora.
Vedo. Lui se n'è andato.
Quindi?
22.15 in Piazza della Vittoria?
Ok.
Ok.
Ok. Ciao.
Ha abbandonato la conversazione.
[Primo esperimento di post in differita: le parti in blu sono state scritte il 12/11/2oo7, due giorni dopo l'originaria pubblicazione del post, le parti in rosso sono state scritte il 9/12/2oo7, il giorno dopo la sospensione della trasmissione, le parti in verde sono state scritte il 10/12/2oo7.]
«La critica televisiva si occupa di merda, e in qualche modo è anch'essa, manifestamente, merda.»
Daniele Luttazzi
L'idea originale era di scrivere su "Decameron", il nuovo esperimento televisivo di Daniele Luttazzi, unico momento di interruzione del mio digiuno televisivo settimanale (non che il sabato sera io resti in casa a vederlo, eh... esistono i videoregistratori). Ammiro e stimo Luttazzi da quando ero troppo piccolo per capire le sue battute, perciò il mio sfogo televisivo è parzialmente giustificato. Solo, essendo coinvolto così profondamente a livello emotivo, mi rendo conto che una sola puntata non è abbastanza per poter giudicare il programma in modo critico e obiettivo...
Ok, in un botto di sincerità: non voglio che il mio "non mi è piaciuto troppo" sia un giudizio troppo affrettato. Percui, stasera (stanotte) mi guarderò anche la seconda puntata e, nel giro di lunedì correggerò il tiro...
A tiro corretto, posso dire che il mio giudizio troppo affrettato era effettivamente troppo affrettato.
[Per il momento, dico qualcosa lo stesso su cosa non mi è piaciuto inizialmente, poi integro con un parziale "revisionismo" della mia posizione:
L'impianto troppo teatrale e costruito. Non più come i suoi talk-show di una volta (due su tutti, anche perché due sono tutti: Barracuda e Satyricon), ora ci si trova in una scenografia apocalittica, asettica e impermeabile dall'esterno.
Anche come parziale risposta a Marco: la critica originale era rivolta al fatto che lui fosse l'unica "presenza viva" nello studio, e non mi andava troppo giù il suo solipsismo mediatico. Ripensandoci, il fatto che il pubblico non sia presente insieme al comico non vuol dire che non esista. Parentesi sul solipsismo: non vedevo troppo di buon occhio nemmeno il fatto che usasse solo musiche composte da lui; oggettivamente, le sigle di apertura e di chiusura denotano un gusto musicale superiore alla media, percui tanto di cappello.
Luttazzi si prende troppo sul serio. Apprezzo la capacità di portare l'attualità all'attenzione di tutti, pregio e capacità di chi fa satira, ma in proporzione adeguata... all'interno dell'ora di trasmissione, una buona metà del tempo è stata occupata con monologhi sull'attuale situazione politica italiana; metà di questa metà riguardava come questa situazione politica italiana avesse influito sul suo lavoro e sulla sua carriera.
La scarsa originalità. Un ritorno in grande stile poteva prevedere innovazione all'interno di tutto il panorama dei contenuti. Invece, a cosa assistiamo? Alla riproposizione di brani tratti da monologhi teatrali già portati in tournée, da lui stesso o da altri attori, a volte persino trascritti nei suoi libri. L'effetto peggiore è quello di trascinare anche sui pezzi inediti un'alone o una patina di déjà-vu.
Era evidente, nell'impianto della trasmissione, che almeno una prima parte fosse (come sua consuetudine) dedicata ad un monologo di attualità. Così com'era evidente che l'attualità, in quella precisa circostanza, fosse il suo ritorno in televisione dopo anni di assenza e il background relativo alle cause che hanno indotto questa assenza. Una parte, questa, collaudata e già più volte rodata in monologhi come "Adenoidi" o "Barracuda 2007", piuttosto che in libri come "Bollito misto con mostarda" (di cui ho avuto la fortuna di usufruire come spettatore o come lettore). Chiara la mia delusione da telespettatore nell'assistere a una replica. Già dalla seconda puntata, la riproposizione è calata fino a livelli di quasi-impercettibilità. Un altro inciso: sono uno smodato ammiratore del nonsense e del coraggio di proporlo nonostante la sua incomprensibilità; lamentavo la mancanza di una sitcom come "A babbo morto".
La registrazione. Andare in onda in diretta alle 23.30 del sabato, in effetti, non è il massimo della vita, questo posso anche capirlo. Non mi spiego, però, il bisogno di registrare anche il pubblico. In sottofondo ai monologhi si sentono risate finte e impersonali: il peggio che possa capitare in uno spettacolo comico, perché mostra che le risate e le reazioni del pubblico sono state programmate a tavolino. Un attore, in special modo un comico, si basa sulle reazioni della platea per calibrare la propria performance; l'unica persona viva, là dentro, a poter ridere delle battute, era lo stesso Luttazzi. E, personalmente, trovo un comico che ride alle proprie battute molto, molto triste.
Ritorna parzialmente il discorso sul pubblico (l'equazione "non si vede = non esiste" perde il suo significato). Qui, però, si parla più che altro di gusto personale: non sono un fan della risata finta come sottofondo a un monologo, piuttosto gli preferisco stacchetti di batteria o suoni campionati, ma tutto ciò è soggettivo. L'ultimo inciso: Satyricon andava in onda in diretta, altrimenti - credo - non si sarebbero verificati "inconvenienti" come le mutandine della Falchi o la coprofagia.
Ultima parentesi: immaginate l'effetto dei sopracitati sketch su un bambino di tredici anni, e poi pensate a come tale bambino potrebbe essere cresciuto, considerando che il bambino di tredici anni di allora sta terminando di scrivere questo paragrafo.]
Spero, di tutto cuore, di sbagliarmi.
Sì, mi ero sbagliato. E ho un'altra teoria a proposito del programma, ma aspetto a dirla perché due puntate sono effettivamente troppo poche (me ne servirebbe un'altra per verificarne la fondatezza).
...continua. Tenetelo d'occhio...
DecaPentameron
Politica, Sesso, Religione & Morte
Mi stupivo che non avesse ancora scatenato quei polveroni che era abituato a sollevare quando lavorava in Rai. La ragione è molto semplice: il sabato sera, la gente esce. Infatti, il programma è stato sospeso dopo la replica di giovedì.
Una trasmissione davvero pesante, quella di sabato scorso. Speciale sulla guerra in Iraq. Prima di informarmi sul motivo della sospensione, mi chiedo il perché: è andato giù pesante sull'inutilità della guerra, sull'indifferenza di Berlusconi, sulle tanto ingenti quanto superflue somme di denaro spese, qualcuno si sarà risentito per questo. No. Ansa mi dice che se il motivo è una battuta su Giuliano Ferrara.
Ho saputo la notizia per caso. Mi sono girate le palle, ma diplomaticamente.
C.L.: «Beh, stasera faccio a meno di programmare il videoregistratore.»
Mamma: (preoccupata) «Perché, non esci?»
La7 stessa non ci ha tenuto granché a far sapere il fatto in giro, difatti la notizia è stata bloccata e censurata addirittura durante il telegiornale della notte di venerdì. La giornalista ne ha letto le prime parole sul foglio, poi ha alzato gli occhi verso la telecamera, dove un assistente di studio le ha fatto l'universale gesto di "Dillo e ti taglio la gola".
Giornalista: «(guardando il foglio) Veniamo alla cronaca: il comico Daniele Luttazzi... (alza gli occhi, vede l'assistente, pausa) ...è molto bravo».
Una volta diffusa, però, la notizia ha fatto il giro di tutte le agenzie di stampa, in un tempo minore di quello impiegato a fare il giro di Giuliano Ferrara.
La motivazione ufficiale, secondo le parole della stessa emittente, è «Con Daniele Luttazzi è stato stipulato un contratto che garantiva la sua più totale libertà creativa [...] Di questa libertà era necessario fare un uso responsabile, cosa che non è avvenuta»². Il tutto è aggravato dal fatto che «Daniele Luttazzi ha gravemente insultato e offeso Giuliano Ferrara, che con la stessa la7 collabora da anni»³, altre parole per dire che è un personaggio di un certo peso.
² Controllate pure sul sito di La7: http://www.la7.it/tv/dettaglio_prog.asp?id_program=17084.
³ Che fine ha fatto l'uno?
È solo un problema di nomenclatura, comunque. Se Luttazzi fosse stato cacciato di nuovo dalla Rai, si sarebbe potuto parlare di "complotto politico", "limitazione alla libertà di espressione", "persecuzione". Invece, si tratta solo di "sinergia aziendale".
Non è l'unico, comunque, ad aver detto peste e corna di contemporanei, augurando loro tutto il male possibile (tra cui frustate, bagni di urina e pasti a base di feci erano forse il meno peggio). L'altro si chiama Alighieri, non so se lo conoscete. Non ha mai fatto TV.
Questo fa incazzare: Luttazzi non riesce a tornare in televisione, Dante non riesce a tornare a Firenze. Battiamoci contro queste ingiustizie: Luttazzi a Firenze! Dante in televisione! Anche decomposto, sarebbe senz'altro più attraente di Simona Ventura.
Per quei pochi che non ne sanno ancora nulla, riporto integralmente il testo della battuta¹:
D.L.: «L'altro giorno incontro una ragazza che mi fa...»
Voice off*: «Daniele, dopo quattro anni di guerra in Iraq, tremilanovecento soldati americani uccisi, ottantacinquemila civili iracheni ammazzati e tutti gli italiani morti sul campo anche per colpa di Berlusconi, Berlusconi ha avuto il coraggio di dire che lui, in fondo, era contrario alla guerra in Iraq. Come si fa a sopportare una cosa del genere?»
D.L.: «Come si fa a sopportare una cosa del genere? Io ho un mio sistema: pensa a Giuliano Ferrara in una vasca da bagno, con Berlusconi e Dell'Utri che gli pisciano addosso, Previti che gli caga in bocca e la Santanché in completo sadomaso che li frusta. Va già meglio, no?».
* Vuol dire "voce fuori campo", ma lo sapevate già. Solo che mi piace mettere asterischi**.
** Fa figo.
¹ Potete trovarlo su YouTube, ad esempio all'indirizzo http://www.youtube.com/watch?v=gtXJoBg6X1M, c'è molto più della frase incriminata - se avete del tempo da perdere. Scusate il ritardo, mi sono perso qualcosa?
A questo punto, vi fa più schifo la battuta o la domanda? Mentre ci pensate su, vedetevi anche questo: http://www.youtube.com/watch?v=8NcAl8OcjrY, poi ripensateci. Una volta in più non fa mai male.
DecaPentameron
Politica, Sesso, Religione & Morte
Gira voce - è notizia di oggi - che il vero motivo sia la realizzazione di una puntata sulla nuova enciclica di Papa Ratzinger "Te audire non possum, musa sapientum est fixa in aure"*.
*"Non riesco a sentirti, ho una banana nell'orecchio".
Non solo, ma Giuliano Ferrara non è minimamente offeso per le battute sul suo conto, anzi, è tra i primi a definire quella di Luttazzi come satira, non ai livelli di Rabelais o Molière, ma sempre satira.
Chi vivrà, saprà. Purtroppo non vedrà, perché gira anche la voce che i tecnici di La7 stiano cancellando (o abbiano cancellato) tutto il girato.
Tenete sott'occhio il blog di Luttazzi. L'ho messo apposta nella colonna dei link.
... «Sono giorni che mi gira in mente la frase "Firenze è una donna".»
«Pensa, io, prima di partire, mi ripetevo "Firenze e una donna".»
«Quella è "Trieste e una donna"...»
«Infatti.» ...
Firenze è imprevedibile. Ti illude e ti delude. Ti seduce con le sue bellezze, consapevole che non potrai permetterti di vederle tutte, o di scoprirle quando ti va. Devi saperla corteggiare, ma quando ti illudi di esere finalmente in grado di capirla, sembra che sia lei a cambiare idea e a non voler davvero più sapere niente di te. A quel punto, la cosa migliore da fare, è cercare di nuovo vederla, e ricominciare tutto da capo...
Firenze è faticosa. Non sempre estenuante come una coda, ma talvolta spossante. Sa che quello che stai cercando potrebbe farti felice, ma non vuole lasciartelo a portata di mano: vuole farti apprezzare lo sforzo (a volte minimo, altre volte, invece, no) e lasciarti riflettere sul suo significato, conscia del fatto che, spesso, la soddisfazione addolcirà o cancellerà la fatica. Rinunciare o demoralizzarsi ancora prima di affrontare la sfida trasforma il potenziale ricordo in un perenne rimpianto. Fortunatamente, non ho grossi rimpianti.
Firenze è divertente. È lo spruzzo di una fontana in un giardino, il ciottolo che ti fa inciampare in una piazza, l'incontro ravvicinato in una strada, l'imprevisto a cui reagisci con un'espressione divertente o con la battuta pronta, ma sempre con il sorriso sulle labbra, e con una genuinità che è raro trovare in chiunque. Il suo lato migliore è in compagnia, quando tira fuori il meglio di sé, e lascia che chiunque faccia altrettanto.
Firenze è contraddittoria. La sua patina di antichità e classicità nasconde (talvolta a malapena) uno stimolo e una pulsione più moderna, più attuale; ti mostra tutto quello che vuoi vedere in una gigantesca e rutilante vetrina, anche se, per godere appieno di tutto, molto spesso devi pagare - anche le conseguenze. Come se non bastasse, la prima impressione che ti dà è quella di essere scontrosa, ma basta sapere come prenderla e per te diventa cordiale e disponibile. Insomma, sembra che prima ti faccia una promessa e poi non possa (o non voglia) mantenerla, come se, in fondo, non ci credesse nemmeno...
Infine, Firenze è un amico. Ti accompagna ovunque tu vada semplicemente per il gusto di stare insieme, potete condividere il fascino di una passeggiata e il piacere di un piatto - o di un bicchiere; sa riconoscere quando è giusto che i dialoghi lascino spazio al silenzio, sapendo comunicare anche senza parlare; non si fa problemi a lasciarsi conoscere se anche tu sei disposto a fare altrettanto. Firenze è un amico con cui ti trovi bene e a cui vuoi bene, a cui, francamente, sento di volere davvero un sacco di bene. All'amico; e anche a Firenze.
(Oggi il Palace compie un anno.)
utente anonimo in N.B. (Nuota Bene)
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