Periodico saltuario illustrato di intrattenimento ispirato a fatti realmente accaduti, al cubo. Ma anche a me.
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Nato piccolo (e mai diventato altissimo), maturato presto, sto recuperando la mia adolescenza poco alla volta.
Apo(ko)lokyntosis
Bianca come Eroina
ControKarma
Daniele Luttazzi
Elio e le Storie Tese
Eta
Fracido
Half Moon
Il Deframmentatore di Merendine
La baia du Nin?
Moi, le premier
Paranoia Zaru
Perché continui a scrivere dialoghi?
Qualcosa del genere
Sydrojé
Thè Coffee
You gotta suck my rock
Zero²
Sono stati qui *loading* giocatori
[faccio la foto e poi la pbblico]
SENSO VIETATO
Vieta – a tutti i veicoli - di accedere in una strada percorribile solo dal lato opposto perché a senso unico.
Scena: siamo in un ufficio. No, non voi, non mi interessa da dove stiate leggendo; né io, in questo momento non mi importa affatto di farvi sapere dove sono. Pignoli. Ricominciamo… La scena è ambientata in un ufficio, per la precisione nell’ufficio del capo. L’ufficio del capo ufficio. Potrebbe essere contabilità, assicurazioni, un ente statale, qualsiasi cosa… l’unico dato rilevante è questo: il ragionier Rossoleme, ometto complessato, calvo, baffuto e dai pesanti occhiali si sta azzardando, a suo rischio e pericolo, ad addentrarsi nella tana del dottor Scoforocci. Non prima di aver bussato, ovviamente. Osserviamo la scena dall’interno. Sentiamo bussare.
Scoforocci
Avanti.
Rossoleme
Dottor Scoforocci, posso disturbarla?
Scoforocci
Ho da fare, Rossoleme.
Rossoleme
Ha soltanto due minuti?
Scoforocci
Mmmrgh… parli pure.
Rossoleme
Bene. Volevo un chiarimento sui miei compiti lavorativi. (pausa) Posso sedermi?
Scoforocci
No, per due soli minuti non ne vale la pena.
Rossoleme
Mmmh. Bene. Riguardo al mio impiego… si ricorda che la settimana scorsa mi ha chiesto di ordinarle la corrispondenza in ordine alfabetico di mittente…
Scoforocci
Sì.
Rossoleme
…e che in caso di omonimia avrei dovuto far fede alla data di nascita…
Scoforocci
Sì.
Rossoleme
…e che, comunque, avrei dovuto mettere le lettere dei fornitori in cartelle blu, dei dipendenti in cartelle rosse e delle segretarie in cartellette verdi plastificate?
Scoforocci
Sì, mi ricordo, gliel'ho chiesto io.
Rossoleme
(la sua voce cala di intensità) E si ricorderà anche che la settimana prima ha voluto che effettuassi il collaudo del timbro datario…
Scoforocci
Già.
Rossoleme
…stampando su fogli di protocollo tutte le date dal primo gennaio 2000 - sabato - ad oggi…
Scoforocci
Ricordo.
Rossoleme
…evidenziando in rosso tutte le date corrispondenti a un compleanno suo o di un suo famigliare.
Scoforocci
Vero. Sì è dimenticato di segnare il compleanno di mia madre il 16 settembre 2004.
Rossoleme
(tremolando) E si ricorderà anche di avermi dato da fare un collage con le carte del cestino del suo tritadocumenti, i trentasette fogli in giapponese delle istruzioni del suo telefono satellitare.
Scoforocci
Non capisco dove voglia arrivare.
Rossoleme
(quasi in lacrime) E che un mese fa, quando Somenzaldi si è dimenticato di ordinare le palettine del distributore di caffè, mi ha imposto di stare tutto il giorno di fianco alla macchinetta e mescolare col dito le bevande dei colleghi, si ricorda, eh, si ricorda?
Scoforocci
Certo. Veda di tagliare corto, Rossoleme.
Rossoleme
(con voce affranta) Ecco, volevo chiederle… le sembra giusto tutto questo?
Scoforocci
(pausa: aggrotta le sopracciglia, inspira, modella la bocca a mo' di "sto per parlare", poi finalmente parla)
No. Ma i suoi due minuti sono scaduti mezzo minuto fa. Le consiglio di tornare alla sua scrivania.
Il ragionier Rossoleme sembra non perdersi d’animo. Poi sì, si perde d’animo. Vorrebbe ricoprire di insulti il superiore, ma tutto quello che riesce a fare è uscire sbattendo la porta. Nel farlo, attira l’attenzione del contabile Orpileghi.
Orpileghi
Allora, com'è andata?
Rossoleme
Mi sa che l'aumento glielo chiedo la settimana prossima.
Orpileghi
Beh, dai, non prendertela…
Rossoleme
No, la verità è che… io non avrei mai voluto fare questo mestiere. Avrei voluto più azione, più pathos, più vita… io ho sempre voluto fare… il finanziere.
Stacco. Siamo in un’autovettura in dotazione alla Guardia di Finanza. A bordo, il Maresciallo Clobbola e l’appuntato Megaroldi. A bordo per poco, perché nel momento in cui giungiamo da loro escono dall’automobile e si dirigono verso uno scalcinato appartamento. Cercano un nome sul citofono, lo trovano, si scambiano un cenno di intesa, quindi l’appuntato suona. Attesa. Dall’altro capo del citofono risponde Gustavo, studente universitario.
Gustavo
Sì?
Clobbola
Guardia di Finanza. Possiamo entrare?
Gustavo
Ehm… sì. Vengo ad aprirle io, c'è il citofono guasto…
I due agenti si guardano compiaciuti; Clobbola fischietta. Finalmente, si sentono scattare le tre mandate della porta di ingresso, e il ragazzo apre con un sorriso ebete.
Gustavo
Salve.
Clobbola
Salve. Siamo qui per un controllo su una segnalazione.
Gustavo
Un controllo? Guardi che… sì, insomma, sono in regola.
Megaroldi
È casa sua, questa?
Gustavo
Sono qui in affitto. Sono di Cremona ma studio qui a…
Clobbola
Abbiamo un mandato, possiamo entrare?
Gustavo
Oh… sì. Solo, non so perché… io non ho fatto…
Clobbola
Se è in regola di cosa si preoccupa?
Giustamente. Infatti, qui, nel dialogo, c’è una lunghissima pausa che nessuno sa spiegarsi, durante la quale il giovane fa le facce più assurde che può. Il silenzio è rotto dall’ordine costituito.
Clobbola
Allora, ci fa entrare?
Gustavo
Oh, certo, certo, scusate…
Gustavo li introduce nell’ingresso e chiude la porta alle proprie spalle. Dal salone si sentono le grida di un coinquilino che sta armeggiando con registri contabili e calcolatrici.
Coinquilino
Oh, Gus, dopo mi dai una mano a sistemare ‘sti conti, che sennò sembra che c’abbia scritto in faccia “falso in bilancio”?
Gustavo
Ehm… coinquilino. Pre… prepara la tesi di economia.
Coinquilino
(fra sé) Oh mer… (agli agenti) Salve.
Clobbola
Salve, non voglio disturbarla oltre. (a Gustavo) Ci porta di sopra?
Gustavo
Subito.
E il ragazzo li porta al piano superiore, nel lungo corridoio con un lungo armadio a muro. Il maresciallo si ferma, perché da sotto una delle porte filtra uno strano chiarore.
Clobbola
Possiamo aprirla, questa?
Gustavo deglutisce in maniera convulsa. Il maresciallo apre la porta dell’armadio e viene abbagliato dalla luce che proviene dall’interno. Tre lampade da tavolo circondano un vaso di terracotta che contiene tre pianticelle dalle foglie piuttosto frastagliate. Clobbola si gira verso Gustavo con uno sguardo molto più che interrogativo. Il giovane si affretta a giustificarsi.
Gustavo
La… la mia… il mio orticello di… rucola.
Clobbola
Rucola?
Megaroldi
Sì?
Gustavo
Ha bisogno di luce, caldo e poca aria.
Clobbola
Se lo dice lei… io non sono un botanico esperto. Lei, Megaroldi?
Megaroldi
Nemmeno io, maresciallo.
Clobbola
(riprendendosi) La sua stanza dov'è?
Gustavo
In fondo al corridoio.
Finalmente giungono nella stanza. In tempo per sentire un rantolo provenire da sotto il letto.
Clobbola
Cos' è stato?
Megaroldi alza il copriletto. Sdraiato a terra, un tizio in apparente stato di overdose: in preda a convulsioni, immerso in una notevole pozza di vomito… Sì, da questo poco siamo certi che sia overdose, anche perché la banconota arrotolata gli è rimasta incastrata in una narice.
Clobbola
Lui?
Gustavo
Il mio… il mio compagno di stanza. Si… si è laureato ieri un mio amico e… ha bevuto troppo alla festa…
Megaroldi
Capito… siamo stati giovani tutti. (lascia cadere con nonchalance il copriletto per coprire il corpo e si sposta verso la scrivania) Il suo amico… Lo studente del piano terra?
Gustavo
No… No, lui deve ancora laurearsi.
Clobbola
Ah, capito. Su cosa fa la tesi?
Gustavo
Ehm… dev'essere su “finanza e creatività”, o qualcosa del genere.
Megaroldi
(rovistando sulla scrivania) Guardi, l'ho trovato.
L’appuntato prende in mano un telefono cellulare, vecchio modello, di quelli che telefonano e basta, verosimilmente. O che, al massimo, hanno Snake tra i giochi.
Gustavo
Il mio cellulare?
Clobbola
Esatto.
Gustavo
Cos'ha che non va?
Clobbola
Ha lo scontrino?
Gustavo
Come?
Megaroldi
Ha uno scontrino o una prova di acquisto di questo cellulare?
Gustavo
Dovrei… a casa mia, a Cremona, forse…
Clobbola
Come immaginavo. Lo ammanetti e lo porti via.
Gustavo
Ma io… guardi che… se posso telefonare a…
Clobbola
Spiacente, ma quello è sequestrato come corpo del reato. Telefonerà dalla centrale.
Gustavo
Mi lasci spiegare… non ho fatto niente di…
Non c’è niente da fare: il ligio Megaroldi lo trascina con sé giù per le scale e sulla macchina. Clobbola sta per salire, quando sembra avere un’illuminazione: sale le scale, riapre l’anta dell’armadio, preleva il vaso di “rucola” e lo porta con sé. Uscendo di casa, percorre tre o quattro metri, fino ad arrivare alla bottega “Da Flavio”, fruttivendolo. Lo vede, e gli porge il vaso.
Clobbola
Buongiorno. Questa potrebbe servire più a lei che a noi.
Flavio
Grazie. (scrutando le piante) Cosa… cos’è?
Clobbola
Rucola. No?
Flavio
Oh… (dubbioso) Sì, sì, certo… (cordiale) La… la ringrazio, agente.
Clobbola
Si figuri. Arrivederci.
E mentre Clobbola esce, la signor Martonzucci, casalinga da un po’ più di vent’anni, si appresta a fare la sua spesa quotidiana.
Martonzucci
Buongiorno.
Flavio
Buongiorno, signora. Cosa le do oggi?
Martonzucci
Mi dà un sacchetto di carote e qualche me…
La signora si interrompe, vedendo una cassetta di mele al prezzo esorbitante di 37,50 €/kg. Guarda interrogativa il fruttivendolo e gli chiede spiegazioni.
Martonzucci
Come mai quelle mele costano così tanto?
Flavio
OGM.
Martonzucci
Sarebbe?
Flavio
Sono mele di qualità superiore.
Martonzucci
Superiore in che senso?
Flavio
Eh, vede, sono state manipolate per avere delle proprietà che le altre mele comuni non hanno.
Martonzucci
Sarebbero? Niente di preoccupante, voglio sperare…
Flavio
Oh, no. Vede, questa particolare qualità è stata progettata per essere resistente agli attacchi dei parassiti.
Martonzucci
Stupefacente… e come?
Flavio
Manipolazione dei cromosomi. Non mi chieda di entrare in dettaglio, ma hanno fatto in modo che gli insetti ne fossero allontanati.
Martonzucci
Grandioso.
Flavio
Sì, mi han detto che è bastato solo inserire nella mela del DNA di ragno.
Martonzucci
Ragno? Senta, guardi…
Flavio
Assolutamente insapore, inodore e incolore. Anzi, migliora anche l'aspetto.
Martonzucci
Sì, beh… infatti vedo che sono più lucide e hanno una buccia più bella…
Flavio
Già. Merito del DNA di scarafaggio.
Martonzucci
Prego?
Flavio
Come il carapace di uno scarafaggio: per quello sono così lucide.
Martonzucci
Mio dio…
Flavio
Le assicuro, niente di nocivo per l'uomo. È tutto studiato per avere le migliori mele sulla piazza. Queste, poi - deve sentirle - sono molto succose, trattengono molta acqua, e resistono bene anche alle alte temperature, percui non le allevano…
Martonzucci
Allevano?
Flavio
Coltivano, scusi… non le coltivano solo in montagna ma anche ad altitudini più basse…
Martonzucci
Per via del DNA anche questo?
Flavio
Di cammello, mi han detto.
Martonzucci
Però questa cosa mi preoccupa anche un po'…
Flavio
Guardi, ne provi una. Questa gliela offro io. Sono assolutamente deliziose: croccanti fuori ma morbide e sugose dentro.
Martonzucci
Non mi dica che è genetico anche quello…
Flavio
No questo no. Anche se non mi ricordo, potrebbe essere DNA di crostata o di bastoncino di pesce… mi informerò.
La signora è poco convinta, ma vuole tentare. Non vi sto a descrivere il resto della spesa, né il fatto che paghi, esca e torni verso casa. Dico solo che, una volta posata la borsa, il desiderio e la curiosità sono troppo forti: la signora estrae la mela dal sacchetto, la lava sotto l’acqua corrente, le dà una poderosa asciugata con una salvietta, prende un coltello dal portaposate e lo appoggia sulla buccia del frutto.
Mela
Io fossi in lei non lo farei…
...Beh, ok. Ma il senso di tutto ciò?
DIRITTO DI PRECEDENZA NEI SENSI UNICI ALTERNATI
Segnala che si ha precedenza di passaggio rispetto ai veicoli in senso opposto. Si trova all’inizio di una strettoia permanente o temporanea in cui è istituito il senso unico alternato. Quando gli imbocchi della strettoia distano più di 50 metri o non sono visibili l’uno dall’altro è posto un impianto semaforico.
Scena: Siamo su un treno. Vogliamo essere precisi fino all'inverosimile? È il diretto Mantova-Milano Centrale, alla stazione di Cremona, alle 6.58 salvo ritardi di un qualsiasi lunedì mattina. Nello scompartimento, da quattro persone, troviamo già seduto un giovane; per comodità lo chiameremo Umberto, non perché così siamo comodi noi, ma perché è comodo lui, stravaccato aulla poltroncina a leggere un libro. Il treno ferma alal stazione, sentiamo le porte aprirsi e vediamo che sale un altro giovane, che per rendere le cose meno noiose chiameremo Enrico (anche perché continuare a dire "primo giovane" e "secondo giovane" diventerebbe pesante anche per me), con una valigia in mano. La posa sulla cappelliera e si siede vicino al finestrino, a lato di Umberto. Quest'ultimo si gira, lo squadra e sembra quasi riconoscerlo, ma non ne è troppo sicuro…
Enrico
Umberto?
Umberto
Enrico! Cosa ci fai su questo treno?
Enrico
Salgo a Pavia.
Umberto
Abiti là?
Enrico
Risiedo, diciamo… (sbadiglia) Tu, tutto bene?
Umberto
Massì, tranquillo. Tu allora passi per Milano?
Enrico
No, no, prendo questo treno, ma cambio prima, mi fermo a Codogno. Se passassi per Milano ci metterei di più.
Umberto
Capisco.
Enrico
Alla domenica sera, comunque, prendo il treno che cambia a Rogoredo.
Umberto
Come mai?
Enrico
Eh, da Codogno non ne passano. L'unica è fermarmi lì a Milano, prendere qualcosa da mangiare giusto per far passare l'oretta di attesa della coincidenza, e poi ripartire.
Umberto
Bene, bene.
Enrico
Senti, ascolta... ti chiedo una cortesia (sbadiglia). Se mi addormento, mi svegli a Codogno? Fra una ventina di minuti, non di più.
Umberto
Non ci sono problemi.
Enrico
Grazie.
Umberto
Figurati.
Umberto riprende a leggere il suo libro.
Dissolvenza in nero.
Didascalia: "Cinque minuti dopo…"
Dissolvenza dal nero: Enrico dorme riverso sul sedile, con la testa reclinata all'indietro, un rivoletto di bava all'angolo destro della bocca ed un accenno di russamento. Umberto continua a leggere imperterrito.
Dissolvenza in nero.
Didascalia: "Dieci minuti dopo…"
Dissolvenza dal nero: Enrico, sempre addormentato, è proteso verso il finestrino, abbracciato ad una tendina del treno, con le gambe accavallate; emette strani mugolii conla bocca. Passa il controllore nel corridoio. Umberto posa il libro aperto su un ginocchio ed estrae il proprio biglietto dalla tasca e lo porge al controllore; mentre questo lo oblitera, fruga nella tasca posteriore dei calzoni di Enrico, trova il suo biglietto, lo dà al controllore che oblitera anche quello, lo rimette nella tasca dell'amico e riprende a leggere. In tutto questo, Enrico non fa una piega.
Dissolvenza in nero.
Didascalia: "Un quarto d'ora dopo…"
Dissolvenza dal nero: Enrico, con un sonno sempre più profondo, è a testa in giù sul sedile. Si aggrappa con le gambe al poggiatesta e tiene le braccia incrociate al petto. Umberto gira una pagina del suo libro e guarda l'orologio.
Dissolvenza in nero.
Didascalia: "Venti minuti dopo…"
Dissolvenza dal nero: Enrico si ritrova con la testa fra le ginocchia di Umberto, la schiena sopra il bracciolo posto tra le due poltrone e le gambe in verticale lungo la parete del vagone. Il treno ha un sussulto ed Enrico si sveglia di soprassalto.
Enrico
Uh… Dove siamo?
Umberto
Quasi a Rogoredo.
Enrico
Quasi a… Ma, scusa, non ti avevo detto di svegliarmi a Codogno?
Umberto
Dormivi così bene…
Enrico
Ma le… Le didascalie dicevano…
Didascalia: "Sì, dicevano «Cinque minuti dopo…», «Dieci minuti dopo…», ma dieci minuti dopo i «Cinque minuti dopo» fa già quindici minuti dopo, e un quarto d'ora dopo i dieci minuti dopo i «Cinque minuti dopo»…"
Enrico
Ok, ok, ho capito.
Umberto
Dai, puoi sempre andare con Stefano, l'ho visto nell'altro vagone.
Umberto fa un cenno indistinto a un tizio con la valigia alla mano che sta tra i due scompartimenti, aspettando che le porte del treno si aprano per scendere. Il tizio vede il gesto e ricambia il saluto. Inutile dire che il tizio era Stefano.
Umberto
Anche lui va a Pavia e cambia a Rogoredo. Tra l'altro, sai cosa mi hanno detto che ha fatto?
Stacco. Siamo in una farmacia. Ne avrete viste tante, in vita vostra. Non vi sto dando dei malati cronici, semplicemente, vi sarà capitato, no? Ecco. In questa farmacia troviamo Giulia, la farmacista, dietro al bancone. Una ragazza carina, molto carina, solare, brillante, simpatica, dagli occhi dolci teneri ed espressivi, che… No, non mi sono innamorato di lei. Ma Stefano sì. Stefano si è finalmente deciso a dichiararsi, e decide di andare a trovarla sul lavoro per confessarle una volta per tutte i suoi sentimenti. Sfortunatamente, la dura legge della farmacia prevede che, per un dialogo a tu per tu, uno debba esaurire la gente in coda davanti a sé. In questo momento, Stefano è preceduto da un distinto signore, da un uomo di mezza età e da una signora non giovanissima…
Distinto signore
(a Giulia) Buongiorno. Mi servirebbe una confezione di Aspirina.
Giulia
Compresse effervescenti?
Distinto signore
Sì, grazie.
Giulia si gira per trovare il cassetto con il medicinale. Stefano non può fare a meno di osservarla, ma lei non lo degna di uno sguardo. Lui deve attirare l’attenzione, e si schiarisce pesantemente e ripetutamente la voce.
Stefano
Hem. Hem hem. Hem hem hem…
Finalmente i loro occhi si incontrano. Lei lo guarda, sulle prime un po’ spaesata, poi sembra quasi volergli dire con lo sguardo: “Ho capito”, mentre impacchetta l’Aspirina e la consegna all’avventore.
Giulia
Sono dodici euro.
Il cliente paga, prende il sacchetto ed esce. Solo due persone separano Stefano dal suo incontro con Giulia. Uno di questi ha un urgente bisogno di…
Giulia
Buongiorno.
Uomo di mezza età
(grattandosi il braccio) Buongiorno. Avrei bisogno di una pomata, o di qualcosa contro le punture d’insetto…
Giulia
Sì, guardi, trova tutto nello scaffale dietro di lei…
Giulia indica lo scaffale, e nel mentre nota che Stefano ammicca. Sta strizzando l’occhio. Non solo sta strizzando l’occhio, ma non riesce a smettere di farlo, e di sorriderle mentre lo fa. Lei lo osserva, stavolta più convinta, e gli fa un cenno col capo, come a voler significare: “Ho capito, ho capito davvero”. Stefano è al settimo cielo, anche per via del fatto che il tizio che voleva la pomata è andato a prenderla e ha accorciato la coda. È finalmente pronto per il passo decisivo, non appena l’ultima signora avrà finito di comprare quello che le serve.
Giulia
Buongiorno.
Signora non giovanissima
Salve. Avete della Tachipirina?
Giulia
Gliela prendo subito.
Giulia si gira per cercare il farmaco negli scaffali. Quando si volta di nuovo, la signora le sorride; alle sue spalle, Stefano sorride in direzione di Giulia e si passa lentamente la lingua sul labbro superiore. Impassibile, Giulia gli fa con la mano l’universale gesto di “Un secondo e sono da te”, poi insacchetta il medicinale della signora e batte il prezzo alla cassa.
Giulia
Sono dieci euro e settanta.
La cliente paga, prende la sua borsina ed esce. Finalmente è giunta l’ora di Stefano.
Giulia
Buongiorno.
Stefano
Ciao. Io, ehm… Non so da dove cominciare… Sono mesi che vengo in questa farmacia, da te e… volevo dirti che…
Giulia
Oh, non serve che tu mi dica niente, ho già capito tutto.
Stefano
Davvero?
Giulia
Sì, dammi solo un attimo.
Giulia si gira e scompare tra gli scaffali. Stefano è al settimo cielo. Quando Giulia ritorna, ha le mani piene di medicinali.
Giulia
Ecco qui: uno sciroppo mucolitico, un collirio e un burrocacao.
Stefano
Ma… veramente…
Giulia
Hai un fortissimo mal di gola, un occhio irritato e le labbra screpolate, ti ho visto mentre eri in coda. Non… Non era questo che volevi dirmi?
Stefano la guarda con due occhi delle dimensioni di una palla da bowling, gonfi di lacrime. Lascia i prodotti sul banco e scappa fuori. Giulia lo segue con lo sguardo.
Giulia
(fra sé) Chissà cosa intendeva…
Nel mentre, passa il dottor Albertazzoni, affascinante quarantenne gestore della farmacia nonché scapolone incallito, leggendo un documento del quale, a noi, interessa ben poco. È assorto nella lettura, e basta. Giulia ne è segretamente affascinata da tempo, e oggi ha deciso di trovare il coraggio di dirgli quanto segretamente è innamorata di lui.
Giulia
Dottor Albertazzoni…
In un gesto di nervosismo, si passa la mano dietro la nuca e comincia a darsi una leggera grattatina. Il dottore alza lo sguardo dalla sua cartellina, la nota, e prima ancora che lei riesca a dirgli tutto quello che gli deve dire, la anticipa.
Albertazzoni
Sì, signorina: gli shampoo antiforfora sono arrivati stamattina.
Incurante della reazione di lei, il dottore torna alla lettura del foglio dirigendosi verso il suo ufficio. Chiude la porta alle sue spalle e accende la radio.
Speaker
E ora, per il nostro tuffo nel passato, torniamo nei favolosi anni sessanta. Ascoltiamo un disco del quartetto di…
Stacco. Siamo in una sala prove della ridente cittadina di Epatobiliardo.
Nota prima di continuare: questo è veramente molto sottile. Qui potrebbero esserci dei riferimenti abbastanza marcati a qualche cosa, persona, animale, fiore, fiume, nome di città, strumento musicale o tappo di champagne realmente esistente o esistito. Anzi, non è che potrebbero esserci, ci sono e basta. Adesso si può continuare.
Dicevo che siamo in questa sala prove degli anni sessanta. Non avevo detto che è degli anni sessanta, ma lo dico adesso. Ci sono questi ragazzi pronti per debuttare nel mondo della musica, solo con le idee un po’ confuse. Per ora sono solo due, stanno aspettando gli altri.
Paolo
Aveva detto che sarebbe arrivato. Lo sa che un gruppo non è solo la gente che scrive le canzoni, ma anche chi suona, vero?
Gianni
Sì, arriverà. (si volta verso la porta) Eccolo.
Giorgio
Ciao, scusate il ritardo.
Gianni
No, niente, non preoccuparti.
Paolo
Ti senti pronto?
Giorgio
Sì, più o meno.
Paolo
Sei sicuro di sentirtela? Se vuoi chiediamo a qualcun altro…
Giorgio
No, no, so che oggi, se mi concentro un po’ di più magari ci riesco.
Giorgio si siede alla batteria. Prende in mano le bacchette, dà due colpetti di prova in aria, e al momento di colpire il rullante infila la bacchetta direttamente nel mezzo del tamburo, rompendo la pelle e rovinando lo strumento.
Giorgio
Ecco, lo sapevo.
Paolo
Non… non hai fatto pratica, questa settimana?
Giorgio
Eh, volevo, ma non ho avuto troppo tempo…
Entra Riccardo, trafelato, con una custodia per chitarra sulle spalle.
Riccardo
Ciao.
Giorgio
Oh, è arrivato anche lui, ci siamo tutti.
Gianni
Finalmente ci vediamo.
Paolo
Sì, ma pensavamo di andare via, tanto qui non abbiamo il batterista.
Riccardo
Ah, mi dispiace
Giorgio
No, tranquillo, questa settimana se tutto va bene dovrei cominciare le lezioni
Riccardo
Posso… posso provare io?
Gianni
Certo, fai pure.
Riccardo si siede alla batteria, gira il charleston e comincia un assolo abbastanza buono. Gli altri tre lo osservano stupefatti.
Paolo
Bravo.
Riccardo
Grazie. Ho fatto un corso qualche anno fa, non credevo di ricordarmi…
Paolo
No, no, suoni davvero bene. Solo, adesso ci manca un chitarrista…
Gianni
Perché non lo fai tu, Paolo?
Paolo
Io… veramente io pensavo di scrivere le canzoni con te e basta.
Gianni
Beh, ma se serve, non lo faresti?
Paolo
Potrei tentare.
Gianni
Giorgio, passagli un secondo la chitarra.
E Giorgio passa la chitarra elettrica a Paolo, che la indossa in maniera assurda, vale a dire mettendosi le corde contro la pancia. Gli altri lo guardano allibiti.
Gianni
No, scemo, dall’altra parte.
Paolo
Ricordati che sono mancino.
Gianni
Dall’altra parte, nel senso “con le corde davanti”, sennò come fai a suonare?
Paolo
Ah, così. (gira la chitarra in modo corretto) Come il basso.
Gianni
Esatto.
Giorgio
Suoni il basso?
Paolo
Sì, ne ho uno a casa, lo suono anche da parecchio. Perché?
Gianni
Pensavo... solo con un chitarrista e un batterista non si fa un buon gruppo…
Paolo
Beh, allora potrei suonare il basso.
Gianni
E così siamo da capo. Non abbiamo un chitarrista.
Paolo
Ci sei tu.
Gianni
Sì, ma preferivo evitare.
Giorgio
Ci sono io.
Paolo
Suoni la chitarra?
Giorgio
Sono anche abbastanza bravino.
Paolo
E perché non ce l’hai detto?
Giorgio
Non me l’ha mai chiesto nessuno…
Gianni
Ok, allora finalmente siamo un gruppo!
Paolo
Come ci chiamiamo?
Pausa imbarazzata. Ognuno pensa per conto suo
Giorgio
“I fantastici quattro”.
Riccardo
Poco modesto…
Giorgio
No, e poi mi pare che ci sia già un fumetto che si chiama così. Facciamo “I favolosi quattro”.
Paolo
Non mi convince troppo. (rivolto a Gianni, che ha l’aria distratta) Cosa stai guardando?
Gianni
Niente… solo, la volta prossima cambiamo sala di registrazione, questa è sporchissima.
Giorgio
Sporca?
Gianni
Piena di scarafaggi. (riprendendosi) Stavate dicendo?
Riccardo
Niente, cercavamo un nome per la band. Ma possiamo anche trovarlo dopo, basta avere una canzone.
Riccardo
Sì, prendiamo gli strumenti e mettiamoci all’opera.
Gianni
Beh, allora siamo pronti.
Giorgio
Ok. Cosa suoniamo?
Trenta secondi di pausa, durante i quali tutti si guardano.
Paolo
Beh, io e Gianni abbiamo scritto un pezzetto mentre vi aspettavamo.
Giorgio
Ce lo fai sentire?
Gianni
Abbiamo solo il testo, per adesso. Si intitola “Ieri”. «Ieri / indossavo dei calzini neri / ma sembravano un po’ troppo seri / chi se ne frega di ieri?». Cosa ne pensate?
Riccardo
Ha poco senso.
Giorgio
Che ne dite di «Ieri / ho incontrato quattro cavalieri…»?
Gianni
Poco senso, sembra quasi una presa in giro.
Paolo
E invece, «Ieri / erano lontani i dispiaceri…»?
Riccardo
Già mi piace di più.
Gianni
«…dispiaceri / ora invece stan qui volentieri», vuol dire che sembra che non se ne vadano, per tenere la rima in “ieri”?
Giorgio
Mmmh, sì, potrebbe starci.
Riccardo
Contorta, ma ci sta.
Paolo
E a questo punto finire il tutto con «oh, io credo in ieri», o «credo a ieri», come preferite…
Riccardo
Bellina, sì… ci sarebbe da lavorarci.
Paolo
Magari, quando hai un po’ di tempo, Gianni, possiamo metterci e scriverla tutta.
Gianni
Io sento già i violini in sottofondo
Giorgio
Però, per me è un po’ troppo seria. Magari teniamola buona per un po’ più avanti.
Paolo
Ok, come volete.
Gianni
Ne abbiamo pronta anche un’altra. È anche più facile da suonare…
Paolo tira fuori quattro fogli dallo zainetto. Sono le copie della canzone, con testo, qualche abbozzo di accordi e linea melodica.
Giorgio
Questo è un accordo maggiore?
Gianni
Sì, come… e dopo c’è quello minore…
Giorgio
Ma… devo anche cantare?
Paolo
Eh, sì, il ritornello è a tre voci.
Gianni
Beh, proviamola.
Riccardo parte con la batteria, seguono Paolo col basso e Giorgio e Gianni con le chitarre.
Coro
“Lei ti ama, yeah, yeah, yeah / Lei ti ama, yeah, yeah, yeah / Lei ti ama, yeah, yeah, yeah, yeeeah…».
...Mmmh, s-sì. Ma il senso di tutto questo?
(Il post in questione per ora non è accessibile. Non avete letto l'avvertenza del curatore?)

SENSO UNICO PARALLELO.
Indica l’obbligo di percorrere il tratto di strada in cui è posto secondo il senso della freccia. Viene installato parallelamente all’asse stradale. Dal lato in cui non è consentito l’accesso è installato il segnale SENSO VIETATO.
Scena: siamo nel corridoio di una facoltà universitaria inglese. È inglese perché mi piace inventare cognomi inglesi, hanno suoni vistosamente pacchiani. Potreste anche far finta che sia Oxford, o Cambridge, il succo del discorso non cambia. Appoggiata ad un lato del corridoio, una macchinetta distributrice di bevande calde regna indisturbata. Accanto ad essa, due studenti (per comodità li chiameremo Poldwinson e Sdoggers) stanno sorseggiando la loro caffeina liquida, dopo l’esame di Fisica, attendendo che il loro compagno (cui la sorte ha affibbiato l’assurdo cognome di Lumberthorne) esca dall’aula. E, incredibile a dirsi, Lumberthorne esce dall’aula.
Poldwinson
Allora, finalmente hai consegnato.
Lumberthorne
Eh, sì, è stato un parto…
Poldwinson
Davvero? A me non sembrava poi così difficile.
Sdoggers
Sì, erano esercizi tipo quelli del libro, solo con qualche numero diverso.
Lumberthorne
Pari pari?
Sdoggers
Cambiavano solo le cifre.
Lumberthorne
No, perché ho avuto qualche difficoltà.
Poldwinson
Ma dai, sarà andato benissimo.
Lumberthorne
Boh, sarà…
Sdoggers
Guarda, se vuoi controlliamo, mi sono tenuto il testo.
Lumberthorne
Ah, ok.
Sdoggers estrae un foglio piegato dalla tasca ed inizia a leggerlo ad alta voce.
Sdoggers
Cominciamo. Primo problema: «Un’automobile sta viaggiando a una velocità di 24 m/s, quando improvvisamente si presenta un ostacolo a 50 m»…
Lumberthorne
Quello dove bisognava trovare l’accelerazione minima perché si frenasse in tempo?
Sdoggers
Esatto. Cosa ti è venuto?
Poldwinson
A me 5,76…
Sdoggers
Sì, lo stesso anche a me.
Lumberthorne
Ah. A me una roba tipo 24…
Poldwinson
Ventiquattro? Ma è tantissimo!
Sdoggers
Già. E allora alla domanda dopo, «Se l’auto dell’esempio precedente avesse un’accelerazione di 6 m/s², riuscirebbe a frenare in tempo prima di investire l’ostacolo, che nel nostro caso è un cucciolo di beagle?», cos’hai risposto?
Lumberthorne
Eh, ho fatto due conti e ho risposto “Povero cane”.
Sdoggers
Ma sei scemo? Guarda che si fermava in tempo…
Poldwinson
Il problema dopo, quello della forza: «Una cassa di massa 40 kg è appoggiata su un piano orizzontale, che ha coefficienti di attrito statico 0.40 e radente 0.35…».
Lumberthorne
Sì, mi ricordo…
Poldwinson
Ecco, cosa ti veniva la forza?
Sdoggers
La forza minima per spostarlo.
Poldwinson
Quella. A me veniva 156.8, te?
Lumberthorne
Sì, eh, mi sa che ho sbagliato qualcosa.
Poldwinson
Tipo? Vabbè, se hai approssimato non importa.
Lumberthorne
Mah, una roba tipo venticinque…
Sdoggers
Venticinque newton?
Lumberthorne
Venticinque litri…
Poldwinson
Deficiente…
Lumberthorne
Ma ti giuro, non ho fatto apposta!
Sdoggers
Ti sei confuso con il problema sotto: «La parete inferiore di un contenitore ha una superficie di 24.5 dm² ed è sottoposta a una pressione di 100 Pa. Determinare il volume di acqua che…».
Lumberthorne
Ah.
Sdoggers
Cosa?
Lumberthorne
Eh, tipo, a quella ho messo che la risposta era circa sette milioni di joule.
Poldwinson
Tu sei scemo.
Lumberthorne
Io non mi presento quando li riconsegna.
Sdoggers
Dai, sbagliare capita a tutti. La prossima volta ricordati di non fare più della cazzate simili.
Lumberthorne
Speriamo che non li guardi prima di…
Non sapremo mai prima di cosa: il professor Copperbottom esce dall’aula con un foglietto in mano. Guarda il foglio, guarda gli studenti, guarda il foglio e parla.
Copperbottom
Chi di voi è Lumberthorne?
Lumberthorne
(con tono patetico) Sono io.
Copperbottom
Mi può seguire in aula?
Lumberthorne, intimorito, entra. I due compagni lo attendono fuori e si lanciano sguardi interrogativi.
Copperbottom
Ho letto subito il suo compito
Lumberthorne
Davvero?
Copperbottom
Beh, è stato l’ultimo a consegnare, e ho visto dal problema sulla prima pagina che è stato l’unico ad ammazzarmi il cane.
Lumberthorne
La prego, non mi…
Copperbottom
(controllando i compiti) Mmmh, no, ora che vedo meglio, lei non è l’unico ad investirlo. È l’unico che manifesta un sincero dispiacere.
Lumberthorne
Guardi, le assicuro che…
Copperbottom
Se la sente di affrontare un discorso serio? Questa cosa del cane mi ha colpito. Intendo: perché ho messo nel problema un cane, e non un masso, o uno spartitraffico? Avrebbe potuto essere benissimo un blocco di porfido o un nano da giardino. La verità è questa: abbiamo giocato con la vita di un animale.
Lumberthorne
Professore, guardi che secondo i dati…
Copperbottom
Un essere vivente. Un qualcosa che esiste non per merito nostro, ma che non abbiamo alcun diritto di mettere su una strada solo per testare se alcuni studenti hanno capito l’equazione differenziale del moto.
Lumberthorne
Non le sembra di esagerare?
Copperbottom
Da quando lei ha ucciso il cane mi sono fermato a riflettere su quanto poco considerassi un’esistenza, l’essere al mondo, la vita. E credo di essere arrivato ad una conclusione. Ha tempo di ascoltarmi?
Lumberthorne
Beh, credo di sì…
Copperbottom
Molto bene. Secondo me, non consideriamo il fatto che, in fondo, la vita non è altro che…
BROOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOOM…
Vi state chiedendo che cos’è, vero? Io no. Bella forza, la scrivo io, ‘sta roba. Beh, vi descrivo la scena: mentre vediamo il labiale del professor Copperbottom, quelli che sentiamo sono i motori di un Boeing 737 che sorvola la facoltà, proprio in quel preciso momento…
Stacco. Siamo all’interno di un aereo di linea, aviazione civile. Chi ci compare davanti sono i coniugi Pumbledorrs, ovvero il signor Theodor (posto 26A, vicino al finestrino) e la moglie Gwendolene (posto 26C, lato corridoio), rigorosamente non fumatori. Ci interessa il motivo del viaggio? Francamente no. Ci basta solo sapere che la donna è molto, molto apprensiva.
Theodor
Tutto bene, cara?
Gwendolene
Sì, sono solo un po’ nervosa.
Theodor
Rilassati, dopotutto è il tuo primo volo, la nostra prima vacanza insieme.
Gwendolene
Già. Non vorrei che si rovinasse per qualche motivo…
Theodor
Su, stai tranquilla, vedrai che tutto andrà per il verso giusto. (pausa) L’hai chiuso il gas?
Gwendolene
Come… come sarebbe…
Theodor
Ah, ah, ah, ti stavo solo prendendo un po’ in giro. L’ho chiuso io. Mi sono fatto un caffè prima di uscire, e ho chiuso il gas. (la sua faccia è molto preoccupata) Credo.
Gwendolene
Theodor!
Theodor
Sì, l’ho chiuso.
Gwendolene
(sobbalzando) Floffy!
Theodor
Come, cara?
Gwendolene
La lettiera di Floffy. Non l’ho cambiata.
Theodor
Beh…
Gwendolene
No, non ho cambiato la lettiera di Floffy. Devo avvertire subito mio fratello.
Theodor
Calmati, dacci il tempo di atterrare, poi una volta a terra gli telefoneremo e…
Gwendolene
No, non c’è tempo. Chissà il mio povero micettino pieno di pupù…
La signora non vuole sentire ragioni: con una manovra convulsa estrae dalla borsa un telefono cellulare e si mette a comporre il numero del fratello. Nel fare ciò, attira l’attenzione di una hostess, che le si avvicina con passo deciso e con la quarta di reggiseno.
Theodor
Cara, siamo a diecimila piedi d’altezza.
Gwendolene
Non mi interessa…
Hostess
Signora, le ricordo che è proibito l’utilizzo di telefoni cellulari a bordo.
Gwendolene
Ma è un’emergenza!
Hostess
Lo metta via, signora, o sarò costretta a ritirarglielo.
Gwendolene
Va bene. Mi scusi.
La hostess fa per allontanarsi, quando la voce di Gwendolene la raggiunge; si gira per ascoltare cosa le chiede un passeggero tanto invadente.
Gwendolene
Cortesemente, signorina, mi può portare un foglio, un mattone e… ce l’avete una penna?
Hostess
Provvedo subito.
Gwendolene
Grazie.
La hostess si allontana e ritorna pochi secondi dopo con un vassoio recante un bloc notes, una biro e un mattone forato.
Gwendolene
Grazie mille.
La signora comincia a scrivere un sul notes, dopodiché strappa il foglietto e lo usa per avvolgere il mattone. Quindi prende la mira, per scagliare il mattone attraverso il finestrino. La interrompe il marito.
Theodor
Cosa fai, cara?
Gwendolene
È un biglietto da lanciare a terra, tanto ora non siamo troppo lontani da casa.
Theodor
Ma…?
Gwendolene
Così chi lo legge avverte Gilbert di cambiare la lettiera di Floffy. (prende la mira per lanciare il mattone attraverso l’oblò) Adesso togliti da davanti al finestrino.
Theodor
Sei pazza?
Il plateale gesto della signora Pumbledorrs attira l’attenzione dei passeggeri a bordo. Improvvisamente interviene uno steward, che ferma il braccio della signora e le strappa il mattone di mano.
Steward
Signora, si calmi. La cabina è pressurizzata. Una minima falla potrebbe far precipitare l’aereo.
Gwendolene
Ma il mio gattuccio micettoso…
Steward
Signora, tra poco meno di un’ora atterreremo. Se è troppo urgente, le posso permettere di telefonare dal velivolo, ma è una procedura che usiamo solo per le emergenze…
Gwendolene
Davvero? Oh, sarebbe…
Theodor
No, non si preoccupi, mia moglie non ha niente di grave.
Gwendolene
(rivolta al marito) Ma… Theodor…
Steward
D’accordo. Se ci sono problemi non esiti a chiamarmi.
Theodor
La ringrazio.
Passano due minuti di silenzio, durante i quali si vede chiaramente che la signora è in preda ad un panico forsennato e, nel contempo, adirata con il marito che non comprende la sua preoccupazione. Improvvisamente, si alza e comincia a camminare nel corridoio.
Theodor
Dove vai, cara?
Gwendolene
Oh, devo andare alla toilette.
Trenta secondi di calma e silenzio. Improvvisamente, la cabina è scossa dall’urlo della hostess.
Hostess
Signora! È impazzita? I paracaduti servono per i membri dell’equipaggio!
Gwendolene
Me lo lasci…
Hostess
Si allontani immediatamente dal portellone!
Gwendolene
Ma ne va della vita di Floffy…
Hostess
Non lo apra!
Gwendolene
Mi lasci!
Scene di lotta forsennata tra le due donne, che si spintonano violentemente. All’improvviso, interviene lo steward con un colpo ben assestato alla nuca della signora Gwendolene, che cade tramortita e viene trascinata verso il suo sedile.
Stacco. Siamo in aeroporto. La signora Pumbledorrs, seduta su una panchina, si sta tenendo una borsa del ghiaccio premuta in fronte, mentre suo marito è impegnato in una conversazione ad una cabina telefonica con Gilbert, il fratello della signora.
Theodor
Sì… sì, senti, facciamo così: domani riesci a fare un salto…? Ah, addirittura oggi pomeriggio… Ok… quando hai fatto, chiamami in albergo – hai il numero – così la tranquillizzo. Sì, non vuole altro: le cambi la lettiera del gatto e… (sottovoce) già che ci sei, mi controlli anche se ho chiuso il gas? (ad alta voce) Oggi pomeriggio, allora. Stiamo tranquilli (ammicca alla moglie), la lettiera di Floffy è nelle tue mani. (pausa) No, non in quel senso… sì, ci siamo capiti. Grazie, ciao.
Stacco. Siamo di fronte alla villetta dei Pumbledorrs. Gilbert estrae una chiave dalla tasca, la infila nella toppa della porta d’ingresso e gira, fino a far scattare la serratura. Apre la porta e la richiude alle proprie spalle. Da dentro sentiamo il – clic – dell’interruttore della luce, seguito dall’enorme –BOOM!– della casa che esplode.
Didascalia. Tre settimane dopo…
Stacco. Siamo all’interno di una clinica abbastanza imponente. Meglio: nell’ufficio del dottor Carginson, in una delle più imponenti cliniche di riabilitazione che siano mai esistite. Lasciate perdere il fatto che non esista, e andiamo avanti. Nello studio, davanti alla scrivania, seduto in una poltrona di pelle, ritroviamo Glibert, con un aspetto tutto sommato buono, intento a dialogare con il dottore, prossimo al suo ritorno da dimesso nella vita civile. Gilbert, eh, non il dottore.
Gilbert
Quasi non riesco a crederci, dopo tre settimane sono ancora come nuovo. Non si direbbe che mi è esplosa una casa addosso, eh?
Carginson
No, no, affatto.
Gilbert
E sono quasi completamente illeso! Posso considerarlo quasi un miracolo?
Carginson
(sorridendo) La scienza al giorno d’oggi fa questo.
Gilbert
Grazie, dottore. (incuriosito) Mi dica: esattamente, cosa avete fatto?
Carginson
(tentenna) Oh, beh… solo qualche piccolo… intervento di routine, ecco. Non voglio annoiarla con i dettagli tecnici.
Gilbert
Capisco. Beh, allora... dove devo firmare?
Carginson
Qui, sulla linea tratteggiata, guardi.
Gilbert
Dove, non la seguo?
Carginson
Questa, non… non la vede?
Gilbert
Faccio un po’ fatica, in effetti.
Carginson
Ah, sì. Sì, dev’essere il trapianto di cornea…
Gilbert
Trapianto di…?
Carginson
È una questione di tempo, poi si abituerà. Una firmetta e può andare tranquillo.
Gilbert
(firmando) Lei non mi aveva parlato di…
Carginson
Su, si rilassi, le ho detto che sono interventi di routine, no? (si alza) Allora, signor Finnindale, arrivederci a pres… volevo dire, stia bene.
Gilbert
Certo, dottore. (gli porge la mano destra) Grazie di tutto.
Carginson
Ehm, le dispiace se non stringo? Sa, la ricostruzione delle cartilagini della mano destra potrebbe essere ancora precaria…
Gilbert
Ricostruzione?
Carginson
Il tempo di un mese e potrà di nuovo aprire i barattoli.
Gilbert
Non quadra, dottore… Insomma, lei mi ha detto che ero praticamente illeso, solo qualche flebo e due trasfusioni. Adesso salta fuori che…
Carginson
Sì, sì, ma infatti è così. Solo, i tempi medici sono quello che sono, la sua mano è in ottime condizioni.
Gilbert
Sarà…
Carginson
Piuttosto, non scenda le scale troppo di corsa, altrimenti gli inserti di acciaio nella colonna vertebrale rischiano di saltarle.
Gilbert
Acciaio nella colonna…! Senta, dottore, c’è altro che deve dirmi?
Carginson
No, no, vada, vada pure tranquillo. Prenda tempo e si rilassi. Si goda la vita. (sottovoce) Quel poco che le resta.
Gilbert
Posso fidarmi?
Carginson
Certo.
Gilbert
D’accordo, allora la saluto.
Fa per aprire la porta, il dottore lo precede e la apre per lui, lo saluta con un sorriso e lo lascia andare. Gilbert scende le scale, percorre il corridoio, esce dall’ospedale e si mette ad aspettare sul marciapiede. Estrae un telefono cellulare dalla tasca, compone un numero e lo porta all’orecchio. Dalla parete dietro di lui si apre una finestra, da cui si sporge il dottor Carginson che comincia a chiamarlo.
Carginson
Signor Finnindale! Signor Finnindale!
Gilbert
(girandosi) Cosa c’è, ancora?
Carginson
Niente, solo… non usi troppo i telefoni cellulari, altrimenti le placche di metallo che ha nel cranio possono amplificare le onde elettromagnetiche e causarle un tumore al cervello. Ah, dimenticavo: ci vediamo venerdì per la dialisi. Arrivederci!
...Va bene. Ma il senso di tutto questo?
utente anonimo in N.B. (Nuota Bene)
utente anonimo in I nomi dei corsi non...
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