Periodico saltuario illustrato di intrattenimento ispirato a fatti realmente accaduti, al cubo. Ma anche a me.
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Nato piccolo (e mai diventato altissimo), maturato presto, sto recuperando la mia adolescenza poco alla volta.
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Bianca come Eroina
ControKarma
Daniele Luttazzi
Elio e le Storie Tese
Eta
Fracido
Half Moon
Il Deframmentatore di Merendine
La baia du Nin?
Moi, le premier
Paranoia Zaru
Perché continui a scrivere dialoghi?
Qualcosa del genere
Sydrojé
Thè Coffee
You gotta suck my rock
Zero²
Sono stati qui *loading* giocatori
Primo (?) esperimento di post-on-demand. Siccome la gente odia gli interventi troppo lunghi, eviterò di annoiarvi raccontandovi proprio tutto sul mio recentissimo soggiorno a Londra. Percui, questa è la versione corta:
Sono stato sei giorni in compagnia di Camy, Dave e Penny. Ho visto un sacco di posti tra musei parchi e monumenti, ho incontrato una marea di gente (anche persone che non vedevo da un sacco di tempo), ho speso tantissimo, ho mangiato - male, ho dormito... insomma, mi sono divertito.
Se, comunque, volete sapere qualcosa in più, a me non dispiace affatto raccontare nel dettaglio quello che mi è successo, anche perché ci sono degli aneddoti abbastanza divertenti. Scegliete quello che volete sapere dalla lista qui sotto, senza farvi scrupoli. Vedrò di rispondervi il prima possibile. Però anche voi, cercate di chiedere abbastanza presto, perché non è detto che fra qualche settimana io mi ricordi proprio tutto tutto tutto... L'offerta non scade, nel senso che anche il 27 marzo 2oo8 potrete chiedermi cosa volevo dire con "Xenofobia".
Alba
Beigels
Cibo
Daniel
No, non fatemi parlare di Daniel.
Daniel, lo spagnolo conosciuto l'anno scorso in quanto partecipante alla scampagnata ciclistica Cremona-Peschiera, quel Daniel che aveva una voglia matta di imparare l'italiano e assimilava frasi su frasi come "Chiii piensa cheee..." e "Ma que cossa?", condite con il sempre fuori proposito gesto (ruotando le dita e unendo le falangi) del "che cazzo dici?".
Daniel, che sin da quando ha scoperto che saremmo andati a Londra si è premurato di trovarci una sistemazione, cercando di convincerci che massì, gli ostelli si trovano anche se non li prenotate tempo prima via Internet, una volta che mettete piede in città ne scegliete uno (al grido di "Che scout siete se non sapete adattarvi?") o alla mal parata venite a dormire a casa mia (e una volta che abbiamo visto casa sua abbiamo ringraziato il cielo per aver prenotato un ostello), ma non tutti perché al massimo ho due posti letto. E per gli altri due? Oh, per gli altri si trova un ostello...
Daniel, il nostro tour operator improvvisato... "Dani, ci troviamo a mezzogiorno al museo della scienza e della tecnica, poi andiamo a mangiare a Soho perché abbiamo appuntamento con un nostro amico. Ok?", nessun problema. Si presenta a dodici e trentacinque con la sua camiciona, il cappellaccio, un sorriso smagliante e il dépliant della festa dell'Hare Krishna, "perché pensavo che potremmo andare a mangiare lì, no?".
Daniel, attento al costo della vita londinese, che per farci risparmiare, il primo giorno di permanenza ha pensato bene di portarci ad un baracchino di cibo giapponese a Camden Town, dove è riuscito ad avere cinque piatti di noodles viscidi dai condimenti poco rassicuranti e a tratti fosforescenti alla modica cifra di cinque sterline. L'abbiamo ringraziato con un sorrisone, pronunciando la frase "Fàl pö¹".
Daniel, che non parlava inglese, e parlava spagnolo con me - che non parlo spagnolo.
Daniel, l'abile diplomatico, che al punto di ritrovo dove prendere i pullman per la visita al Jamboree si è accorto di non avere con sé il biglietto per accedere, ma quand'anche l'avesse avuto sarebbe stato il biglietto per la visita in un'altra data. Serafico, è andato dall'incaricato e ha esordito con: "Good morning. I have a proble... I have two problems. The first is that I don't have the ticket for the day visit. The second, and the most important, is that my ticket was not for today...²".
Daniel, che ci ha invitato a cena a casa sua. E ha fatto cucinare noi, perché la pasta italiana, come la fanno gli italiani, non la fa nessuno. Ma non aveva un cazzo per condirla.
La casa di Daniel, coperta da impalcature che lasciavano pensare a un imminente crollo strutturale, fuori. Dentro, un'accozzaglia di rifiuti roba sparsa in giro che nemmeno più si sapeva di chi fosse sacchi della spazzatura in bella vista - tre sul tavolo dela cucina - armadietti con ante cadenti un lavandino di piatti bicchieri e posate sporchi un'anima di cartone del rotolo della carta igienica sul tavolo del salotto e altre tre anime di cartone del rotolo della carta igienica sul pavimento del bagno un contenitore per lenti a contatto sulla cassetta del cesso vestiti sui letti mozziconi di sigaretta in giro due coinquilini spalmati sui divani e sotterrati dai vestiti dai pc portatili e dai caricabatterie di vai più a indovinare cosa e una coinquilina seminuda³.
Daniel, sempre con il sorriso sulla labbra.
No, non fatemi parlare di Daniel.
¹ dialetto cremonese: "Non farlo più".
² ovviamente, il tutto con una sintassi sgrammaticata e un accento alla Speedy Gonzales. Arriba, arriba, andale...
³ per dare un'idea del casino... Mentre cucinavamo, Dave tagliava la cipolla. Finito di pulirla, prende gli scarti, si rivolge a Daniel e gli chiede: "Questi li butto in un sacco o li lascio in giro tanto è uguale?".
Excuse me...
Fabio
Gardens
Hard Rock
SMS ricevuti a Londra dall'Italia.
29/07/07, papà: Se è possibile vai all'Hard Rock Café e guarda le magliette...
30/07/07, mamma: Riesci ad andare all'Hard Rock Café, 150 Old Park Lane?
31/07/07, papà: Fai un giretto all'Hard Rock...
Va bene, il 31/07/07 vado all'Hard Rock Café. Quello nei pressi di Hyde Park Corner, quello vicino all'hotel Hilton. Quello che ha i cordoni rossi all'ingresso e una tizia che ha tutta l'aria di chiedervi se siete in lista prima di entrare. E quello con dei prezzi dannatamente alti, o almeno tali per uno che è arrivato l'ultimo giorno di vacanza con il minimo necessario alla sussistenza. Percui, bellino - da fuori.
Perché non fare del sano shopping? Hard Rock Store, il negozio con tutti i gadget a tema. Un sacco di magliette, cappellini, spillette, bacchette da batteria, e un seminterrato pieno di chitarre e altri cimeli lasciati dalle icone del rock a imperitura memoria e come fonte di introiti. Praticamente ti applicano una sanguisuga al polso quando entri per prelevartela all'uscita. Ma con me non ce la farete, i prezzi sono decisamente fuori dalla mia portata.
E io sono già fuori dalla porta, per la precisione mezzo sciallato a Hyde Park, quando mi arriva l'ulteriore messaggio. "Maglietta taglia small". Fanc... Devo proprio? Beh, l'unica in casa che porta una small è... Una corsa indietro fino al negozio, scelta della meno peggio (no, non quella con troppi strass, neanche quelal con la scritta "Let's take it backstage" che potrebbe essere interpretato male...), guardo il mio fondo cassa (sigh...) e mi avvicino per fare la domanda fatidica: "Excuse me, do you accept Euros?". Certo, che domande, basta che siano soldi. Così, con una borsina di carta nella mano e il cambio sfavorevole chemme so' pijato 'n saccoccia, riconsegno la sanguisuga carica alla tizia all'uscita e al suo fottuto "Have a nice day" e raggiungo di nuovo Hyde Park.
Dannata sorella piccola...
Indiani
Gente veramente ospitale (parlo di quelli della giungla, non di quelli con le piume in testa). Stavamo organizzandoci per cenare con Leandro dalle parti della Londra est. Arrivati sulla nostra strada, dalla stazione di Liverpool Street, ci troviamo di fronte il paradiso dei ristoranti indiani. E fin lì ci può stare, come a Soho c'è la Chinatown londinese con tanto di lanterne rosse e portali dragoneschi, così Brick Lane è una specie di mini-Calcutta.
Ma il paradiso del "mangiare con il bollino rosso in mezzo alle sopracciglia" è corredato dall'inferno dell'eccessiva amichevole cordialità nell'invito a cena. Frotte e frotte di camerieri, maîtres, concierges si premurano di sapere se l'ignaro turista intende fermarsi nel loro ristorante. I più discreti fanno capolino dalla porta, qualcuno azzarda attravarsare la strada, altri ancora vi pedinano letteralmente e poco ci manca che vi mettano il braccio intorno al collo e vi accompagnino chiamandovi "amicone" con gran pacche sulle spalle. Sopraffatti da tante attenzioni, abbiamo deciso di non scontentare nessuno. Quindi siamo andati a prendere un Beigel.
La comunità indiana a Londra, comunque è vastissima: domenica 29, a Trafalgar Square, si è tenuta la festa dell'Hare Krishna (chiedete a Vittorio - diPedia - perché di mio non so cosa sia), con un sacco di bottegucce e tendine di indiani e indiane pronti a stampigliare disegnini dorati e bollini tondi in fronte, o tatuare all'henné. Era presente anche il carro dell'abbondanza (in molti sgomitavano per andare anche solo a toccarlo), da cui veniva distribuita frutta d'ogni sorta agli astanti. Io ho preso qualche mirtillo, qualcuno anche acini d'uva, i più fortunati una banana.
Jamboree
Kensington
Leandro
Musei (in lavorazione)
Notting Hill
Cosa posso dire di Notting Hill? Un quartierino tranquillo, pulito, ordinato e molto, molto caotico. Specie il sabato mattina, sulla strada principale (o più popolata), che risponde al nome di Portobello Road. Un sacco di mercatini di antiquariato, cianfrusaglie, paccottiglia, frutta e verdura, passati con l'ottica dei turisti che... ooooh, guarda i cappellini... e quelli, telefoni...? troppe lampade e soprammobili... Insomma, un po' di tutto. E, nel complesso, il quartiere residenziale non è male. Contando che è un po' fuori mano, un giretto vale lo stesso la pena di farlo.
So cosa si staranno chiedendo i cineasti-cinefili-cinequalchecosa. Sì, la libreria di Hugh Grant c'è. Esiste davvero il Travel Bookshop, negozio di libri specializzato in editoria da viaggio. Molto completo, devo dire, con sezioni che spaziano le varie aree del globo e anche qualche volume curioso sulla stessa Londra, tra cui storie per bambini che visitano monumenti e persino un volume che indica quali luoghi della città sono stati usati come location di film più o meno famosi.
Però il portone blu non l'abbiamo visto. Pare che l'abbiano dipinto apposta per girare quelle scene, e poi riverniciato.
Ostello
Paolo
Quanto!
Royal
Sicurezza
Tabloid
Underground
Visitors
Woodin's Shades
Usciti dalla stazione di Liverpool Street, ci imbattiamo nel Woodin's Shades. «Uh, che bello quel pub, ci fermiamo, eh? Ci fermiamo, dai, da fuori non sembra male... Magari ceniamo, prendiamo qualcosa di tipico inglese, fish and chips, una jacked potato... vi va?», chiede un Cesare infantilmente insistente che si sente rispondere: «Un'altra volta...». Già. Si era già deciso per una cenetta a Brick Lane, dove Leandro diceva di posti a buon mercato e invece abbiamo trovato solo indiani invadenti e burrosi beigels. Niente cena tipica - per il momento. Solo cena. E giretto notturno per la londra Est: periferica, proletaria, un buon posto economico per aloggi economici studenteschi - sempre a detta di Leandro. Nessuna attrattiva in particolare.
E nessuna fermata della metropolitana che ci potesse riportare all'ostello. La più vicina è quella della stazione di Liverpool Street, vicino a cui si trova... i miei duevirgolacinque lettori avranno già capito. «Uh, che bello quel pub, ci fermiamo, eh? Ci fermiamo, dai, da fuori non sembra male... Magari entriamo, prendiamo qualcosa di tipico inglese, una birra, una pinta... vi va?». Ma, siccome "prendere una pinta di birra in un pub inglese" era sull'elenco delle cose da fare, stavolta non mi si fanno obiezioni. Facendoci beffe del cartello che dice "Se dimostri meno di 21 anni, mostraci che ne hai più di 18" (siamo tutti maggiorenni), entriamo e ci sediamo a un tavolo.
L'atmosfera era davvero niente male. Come ho già avuto modo di scrivere, era il tipico pub inglese tutto legno, divanetti, specchi e odore di birra. Tutto quello, meno il servizio al tavolo. Vabbè, raccogliamo le ordinazioni delle donzelle, che non desiderano altro che due chiare piccole e andare a dormire presto, io e Dave ci rechiamo al bancone intenzionati a provare qualcosa di locale e tipico, magari dal nome insolito, proprio per partire da zero. Guinness? Classica. Cères, Kronembourg...? Quelle si trovano anche in Italia. Decidiamo per quella che nessuno dei due ha mai sentito nominare: ispirati dal nome, che dà l'idea di qualcosa di forte e diretto, scegliamo una pinta di StrongBow.
(I camerieri inglesi hanno un gusto tutto particolare nel gesticolare: quando vedono che siete stranieri, e che non avete afferrato al volo la domanda sulla quantità, armeggiano con due bicchieri - uno piccolo e uno grosso - agitandoveli davanti al naso e chiedendovi «Half a pint», bicchiere piccolo, «or a pint?», bicchiere grosso.)
Niente, sediamo al tavolo desiderosi di sperimentare la nuova scoperta. Prima boccata, trepidanti. Glom (trangugio forzato). Sì, il colore molto chiaro poteva farlo venire in mente, ma il retrogusto troppo... fruttato, o qualcosa che, non vorrei... Glom (seconda sorsata). Ma che cos...? Tieni, prova ad assaggiare anche tu, sì, insomma, lo senti che è... Limone? Trovi? Fammi sent... Glom (inutile che vi dica cos'era). Sì. Limone. Merda. No, non di merda, sa proprio di limone. Blargh... Nel frattempo, le ragazze si scompisciano. Ma è possibile, la prima pinta che bevo dall'inizio della vacanza, e deve proprio essere questo schifo?
(Dov'è un esperto di birre, quando serve?)
Xenofobia
Yeomen
Tizi militareggianti vestiti con il loro costume storico rosso e nero, gli Yeomen - conosciuti anche come Beefeaters, mangiatori di manzo - sono i soggetti preferiti delle foto dei turisti, nonché i guardiani ufficiali della Tower of London, quelli che si prendono cura da secoli a questa parte dell'edificio e dei corvi reali: dice la leggenda che il giorno che se ne voleranno via tutti, la Torre cadrà; forse anche la monarchia inglese. Per questo gli tarpano le ali. Non che nella torre ci sia granché, ben inteso... solo qualche ammasso di ferraglia, roba vecchia, i gioielli della corona, cose così.
Non che fossimo particolarmente e così maniacalmente curiosi da andare a vedere i gioielli di famiglia dei reali inglesi (sì, scritta così per suonare volutamente ambigua). Per questo non siamo andati a vederli. Ma Fabio ci ha detto che non ci siamo persi nulla di interessante. Solo una collezione sterminata, e sterminatamente noiosa. Così grande, che per farla vedere tutta ed evitare gli intoppi (file, ingorghi, troppa gente davanti agli espositori) le vetrine sono circondate da un lunghissimo tapis-roulant.
Il complesso della Torre, comunque, è strepitosamente grande tanto da poter essere considerato una vera e propria cittadella, o almeno, così abbiamo potuto constatare dalla distanza e dalla superba vista che ci offriva il Tower Bridge, lo spettacolare pontone sul River Thames poco distante, attivo ed aprentesi - che si apre - per far passare le grandi navi. Speravo di poter assistere all'evento (capita 900 volte all'anno, mi dicevo, quindi in media, poco meno di tre volte al giorno, vuoi che non mi capiti di vederlo?), ma non ce l'ho fatta. Magari alla prossima visita mi apposto lì e aspetto...
(Ok, lo ammetto, ho messo "Yeomen" anche se non c'entra granché perché è l'unica parola che potesse avere una qualche attinenza e che cominciasse con la lettera Y. Cos'altro potevo mettere? York, Yogurt, Yoga...? Anche gli inglesi ce n'hanno poche di parole con la Y!)
Zuppiera - non pervenuto.
utente anonimo in N.B. (Nuota Bene)
utente anonimo in I nomi dei corsi non...
utente anonimo in I nomi dei corsi non...
essered in I nomi dei corsi non...
allegoria
amici
arte
attualitÃ
auguri
best off
blasfemia
cinema
citazioni
collegio
comunicazioni
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cultüra
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